medio oriente
Trump scettico sull’Iran: dubbi su Hormuz e sul nucleare
La Casa Bianca non respinge la proposta di Teheran ma resta prudente: attese controproposte nei prossimi giorni
Gli Stati Uniti mantengono una linea prudente – e fortemente scettica – sulla proposta avanzata dall’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e rinviare il dossier nucleare. È quanto emerge dalle ultime indiscrezioni rilanciate dal Wall Street Journal, che cita fonti dell’amministrazione americana.
Secondo quanto riportato, il presidente Donald Trump e i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale nutrono seri dubbi sulla reale volontà di Teheran di negoziare in buona fede. Pur senza respingere formalmente l’offerta, la Casa Bianca ritiene poco credibile l’impegno iraniano a interrompere l’arricchimento dell’uranio e a rinunciare definitivamente allo sviluppo di armi nucleari.
La proposta iraniana, veicolata attraverso mediatori internazionali – tra cui il Pakistan – prevede la riapertura dello strategico snodo marittimo in cambio della revoca del blocco statunitense sui porti iraniani, rinviando a una fase successiva i negoziati sul nucleare. Una condizione che, tuttavia, rappresenta uno dei principali punti di frizione tra le parti.
Nonostante le perplessità, Washington non intende interrompere il dialogo. L’amministrazione Trump continuerà infatti a negoziare con Teheran e starebbe preparando una risposta ufficiale, accompagnata da eventuali controproposte, attesa nei prossimi giorni.
Il contesto resta estremamente delicato. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota rilevante del traffico energetico globale, è al centro di una crisi che intreccia sicurezza militare, equilibri geopolitici e interessi economici. Negli ultimi mesi, il blocco navale imposto dagli Stati Uniti e le contromisure iraniane hanno alimentato tensioni e incertezza sui mercati internazionali.
All’interno dell’amministrazione americana, prevale comunque l’orientamento a evitare un’escalation militare. Pur mantenendo la pressione su Teheran, la Casa Bianca sembra privilegiare la via diplomatica, nella consapevolezza che un fallimento dei negoziati potrebbe riaprire scenari di conflitto nella regione.