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28 aprile 2026 - Aggiornato alle 10:21
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Messico

Narcotraffico, El Jardinero catturato. Ma forse dietro c'è un tradimento del cartello di Jalisco

L’arresto di Audias Flores Silva apre vuoti di potere con il rischio immediato di nuove violenze. E ci sono le ripercussioni nei mercati neri e nelle rotte che arrivano fino in Sicilia.

28 Aprile 2026, 10:02

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El Jardinero cade a Nayarit: così il Messico colpisce il dopo El Mencho nel cuore del cartello di Jalisco

L’arresto di Audias Flores Silva, considerato uno degli uomini chiave del CJNG, non è solo una notizia di cronaca nera: racconta la nuova fase della guerra ai cartelli, i vuoti di potere che si aprono e il rischio immediato di nuove violenze.

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Le ripercussioni si sono già avute a febbraio con la morte di El Mencho, ma ora l'intera filiera del narcotraffico rischia di trasformarsi in una faida davvero violenta per la conquista del re dei Narcos. E la Sicilia, in questa guerra, c'è coinvolta perché "cliente" dei cartelli sudamericani. La cattura di Audias Flores Silva, alias El Jardinero, non è quindi solo un colpo al cuore del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG). È il tassello mancante di una guerra per le rotte e i mercati che, dal Pacifico messicano, arriva ai moli di Anversa e Rotterdam, ai terminal calabresi e siciliani, ai retroporti dove si decide chi controlla i miliardi della polvere bianca e delle sintetiche. Resta il giallo sulla dinamica: informazione di intelligence statunitense o tradimento interno per eliminare uno dei pretendenti alla successione di Nemesio Oseguera Cervantes, El Mencho

Operazione chirurgica, segnale strategico

Il blitz della Marina messicana a El Mirador (Nayarit) — oltre 500 uomini, 19 mesi di monitoraggio, nessun colpo esploso — racconta due veritá complementari. Primo: una macchina statale capace, quando vuole, di colpire in silenzio. Secondo: un cartello potentissimo ma oggi più esposto, con cerchie di protezione assottigliate e canali logistici potenzialmente tracciabili. Per i partner d’oltreoceano significa rischio d’interruzione delle forniture, e per i concorrenti l’occasione di mordere fette di mercato.

Dalla Sierra Madre ai porti europei: come viaggia il business

Il CJNG è cresciuto combinando cocaina di origine sudamericana con metanfetamina e, sempre più, con oppioidi sintetici. L’Europa resta meno permeabile al fentanyl rispetto agli Stati Uniti, ma i margini su metanfetamine e analoghi attirano i cartelli. La via maestra è quella dei container dove occultati con la tecnica del rip-on/rip-off, sfruttando complicitá portuali. I report Europol/EMCDDA e le relazioni DIA-DCSA segnalano da anni la pressione su Anversa, Rotterdam e, a sud, su hub italiani come Gioia Tauro.

Indagini in Olanda e Belgio hanno giá documentato la presenza di “cocineros” messicani al servizio di reti europee per la produzione di metanfetamina: un indizio della saldatura operativa tra know-how latino e logistica UE. La penisola iberica resta una porta d’ingresso naturale per cocaina e hashish; il Mediterraneo centrale, tra Malta, Sicilia e Grecia/Albania, è corridoio alternativo quando Nord Europa e Iberia scaldano i controlli.

Italia: il collo di bottiglia e l’effetto Sicilia

La ’Ndrangheta mantiene la regia del grosso import di cocaina via grandi scali (Gioia Tauro in primis). La Sicilia negli ultimi anni ha visto stabilizzarsi canali di cocaina per il mercato locale e il transito verso il Centro-Sud. Clan di Cosa Nostra e reti satelliti gestiscono approvvigionamenti, stoccaggi e distribuzione, dialogando — quando conviene — con broker calabresi e balcanici.  Palermo, Catania, Augusta e Pozzallo, con i retroporti e la catena del freddo (ortofrutta, ittico), offrono coperture ideali. Le tecniche: contaminazione di container, sbarco off-shore con trasferimento su gommoni veloci, frazionamento in micro-lotti per ridurre l’impatto dei sequestri.

Che cosa cambia con l’arresto di El Jardinero

 La rimozione di un “uomo ponte” del CJNG può innescare frammentazioni e competizione per le rotte del Pacifico. In Europa questo si traduce in trattative rialziste coi broker, più volatilitá dei prezzi e maggior ricorso a triangolazioni (Spagna–Benelux–Italia/Mediterraneo). Fazioni CJNG potrebbero cercare canali diretti con reti europee, bypassando broker colombiani. La Sicilia — prossima a Malta e Nord Africa, con porti medio-piccoli più difficili da presidiare — diventa interessante come piattaforma di ingresso secondaria. Se la pressione sui container aumenta, cresce la necessità di pulire utili giá accumulati: in Sicilia le filiere a rischio restano logistica, edilizia-turismo, agroalimentare ed energie rinnovabili, dove capitali illeciti possono mimetizzarsi in tempi di grandi investimenti pubblici. La Sicilia quindi resta una terra da monitorare nei prossimi 12 mesi. 

Il profilo del narcotrafficante catturato

 Audias Flores Silva era già da anni nel radar delle autorità messicane e statunitensi. Nel 2021, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, attraverso l’OFAC, lo aveva inserito nella lista dei narcotrafficanti di rilievo, definendolo uno dei comandanti regionali del CJNG con controllo su ampie porzioni della costa pacifica messicana, in particolare nello Stato di Nayarit. Nello stesso momento, il Dipartimento di Stato aveva annunciato una ricompensa fino a 5 milioni di dollari per informazioni utili al suo arresto o alla sua condanna.

Non era un personaggio emerso all’improvviso nel caos del dopo-El Mencho. Gli Stati Uniti sostenevano già da tempo che fosse coinvolto nel traffico di cocaina, eroina e altre sostanze destinate anche al mercato statunitense, oltre che in reati connessi alle armi. Il Tesoro USA ha inoltre ricordato che Flores Silva aveva già scontato cinque anni di carcere negli Stati Uniti per narcotraffico, per poi tornare in Messico. Nel 2016, le autorità messicane lo arrestarono accusandolo di aver orchestrato l’agguato del 2015 contro la polizia a Soyatlán, nello Stato di Jalisco, in cui furono uccisi 15 agenti; in seguito fu però rimesso in libertà dopo aver contestato i capi di imputazione nei tribunali messicani.

È questo uno dei punti più inquietanti dell’intera vicenda: El Jardinero non era un fantasma introvabile, ma un capo noto, identificato, sanzionato, già arrestato in passato. La sua parabola mostra bene la difficoltà storica dello Stato messicano nel trasformare i colpi di polizia in una neutralizzazione giudiziaria definitiva. Nel lessico della sicurezza, infatti, catturare non basta: bisogna riuscire a processare, condannare, impedire il ritorno sul terreno criminale. Nel caso di Flores Silva, quella continuità si è spezzata più volte.