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Carlo e Trump, la nuova "special relationship": tutti i dossier che "dividono" Londra e Washington

Dalla standing ovation al Congresso alle battute del tycoon su sua madre "innamorata" del giovane principe, i due leader ricuciono lo storico strappo tra le due sponde dell'Atlantico

28 Aprile 2026, 22:24

22:30

 Carlo e Trump, la nuova "special relationship": tutti i dossier che "dividono" Londra e Washington

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Se l’obiettivo della visita di Stato a Washington di re Carlo era rinsaldare i rapporti tra Regno Unito e Stati Uniti, politici e diplomatici su entrambe le sponde dell’Atlantico possono dirsi soddisfatti.

Lo storico intervento del sovrano a Capitol Hill, il primo dopo quello della madre Elisabetta II nel 1991, ha ottenuto una standing ovation e applausi bipartisan. E le parole di Donald Trump alla Casa Bianca, calorose e concilianti, sono sembrate indicare che gli alleati abbiano superato la fase più tesa della loro “special relationship”.

A turbare il quadro, solo la diffusione di un audio risalente a qualche mese fa dell’ambasciatore britannico a Washington, sir Christian Turner, subentrato a Peter Mandelson dopo la sua caduta in seguito al coinvolgimento nello scandalo Epstein.

Secondo una registrazione di una conversazione privata trapelata su Sky News proprio nelle ore della visita, lo scorso febbraio Turner avrebbe liquidato la storica “special relationship” tra Londra e Washington come un concetto ormai superato. Gli Stati Uniti oggi avrebbero “probabilmente una relazione speciale solo con Israele”, avrebbe osservato il diplomatico, non senza una stoccata anche sul caso del finanziere condannato per abusi, dicendosi sorpreso che lo scandalo non avesse “toccato nessuno negli Stati Uniti”.

Questa rivelazione, emersa mentre a Londra si discuteva di un possibile deferimento di Keir Starmer per la nomina di Mandelson, è stata una delle ombre che aleggiavano sulla missione di Carlo, la prima di un monarca britannico dalla visita di Elisabetta II nel 2007, quasi vent’anni fa.

Il re e la regina hanno scelto di non incontrare le vittime di Epstein, una decisione che avrebbe potuto suscitare reazioni comprensibili. Alla fine, si è registrata soltanto una critica, composta, da parte del fratello di Virginia Giuffré, la donna che ha denunciato di essere stata costretta dal finanziere ad avere rapporti con il principe Andrea.

In una Washington mai così blindata per un appuntamento di Stato, all’indomani dell’attacco alla cena dei corrispondenti, il commander-in-chief e re Carlo si sono trattenuti per oltre due ore nello Studio Ovale. Un faccia a faccia rigorosamente a porte chiuse, pensato anche per evitare al sovrano britannico il consueto braccio di ferro mediatico tra il tycoon e la stampa.

Numerosi i dossier sul tavolo: dal conflitto con l’Iran alla guerra in Ucraina, dalle telefonate tra Trump e Vladimir Putin fino all’ultimo motivo d’attrito tra Washington e Londra, ossia un’email del Pentagono in cui si ipotizzava un cambio di postura sulle isole Falkland in favore dell’amico argentino Javier Milei, come ritorsione al rifiuto di Starmer di collaborare agli attacchi contro Teheran.

Ai temi bellici il sovrano è tornato anche nel suo discorso di circa mezz’ora al Congresso, esortando gli Stati Uniti a mostrare la “stessa risolutezza” dimostrata dopo l’11 settembre per sostenere “la coraggiosa gente dell’Ucraina”. Carlo ha quindi rimarcato che il legame tra Stati Uniti e Regno Unito è “indistruttibile” e ha definito i Padri fondatori “ribelli con una causa”.

L’intervento, intessuto di richiami storici e punteggiato da dotte battute — tra cui le citazioni di Oscar Wilde, “non abbiamo nulla in comune tranne la lingua”, e di Charles Dickens — è stato definito dai media americani “muscolare”. Il messaggio centrale: in tempi di sfide globali, è più che mai essenziale restare uniti per difendere la democrazia.

Anche Trump ha evocato l’unità, i legami secolari e la profondità dell’alleanza militare tra i due Paesi. “Nei secoli trascorsi da quando abbiamo conquistato la nostra indipendenza, gli americani non hanno avuto amici più stretti dei britannici. Condividiamo le stesse radici, parliamo la stessa lingua, nutriamo gli stessi valori”, ha dichiarato. Non sono mancate, però, alcune sue tipiche divagazioni: la battuta sul meteo piovoso “tipicamente britannico”, l’elogio del “bellissimo accento” del re e il ricordo della madre, di origini scozzesi, che “aveva una cotta per il giovane principe Carlo”. Un Trump quasi malinconico si è persino domandato cosa penserebbe oggi sua madre, Mary Anne MacLeod — grande ammiratrice di Elisabetta II — nel vederlo nel Giardino della Casa Bianca, circondato da 300 militari, accanto ai reali britannici.