Petrolio
Effetto Hormuz sul Canale di Panama: traffico in tilt, tariffe record e la corsa del Giappone al greggio Usa
Le tensioni in Medio Oriente stravolgono le rotte marittime internazionali. Panama ribadisce la propria neutralità, Tokyo attinge alle scorte e gli Stati Uniti consolidano il ruolo di superpotenza energetica globale
Il blocco dello stretto di Hormuz, innescato dal conflitto in Medio Oriente, sta rivoluzionando le rotte commerciali mondiali e riversando una pressione senza precedenti sul Canale di Panama. Di fronte a questo scenario, il governo panamense ha ribadito con forza la neutralità dell'infrastruttura, definendola un pilastro inalienabile del commercio globale da tutelare in caso di conflitto. In un recente colloquio telefonico, il ministro degli Esteri panamense Javier Martínez-Acha ha sottolineato al suo omologo israeliano, Gideon Saar, l'urgenza di preservare la stabilità delle vie di comunicazione per il transito marittimo ed energetico in un contesto internazionale sempre più teso.
L'impossibilità di attraversare Hormuz ha spinto le compagnie di navigazione a dirottare le proprie flotte, con conseguenze dirette sui volumi e sui pedaggi del Canale di Panama, dove il transito delle petroliere è raddoppiato. Attualmente, la media dei passaggi giornalieri è salita da 34 a 41 navi, toccando picchi di 50 arrivi. Questa impennata della domanda ha generato un rincaro vertiginoso delle tariffe: l'Autorità del Canale ha segnalato che i costi per gli slot d'asta last-minute sono quasi triplicati, passando da una media pre-crisi di circa 140.000 dollari agli attuali 385.000 dollari. In casi estremi, come quello di una nave che trasportava gas di petrolio liquefatto (Gpl) deviata dall'Europa verso Singapore, si è arrivati a pagare la cifra record di quattro milioni di dollari per saltare la fila e accelerare il passaggio.
A subire i contraccolpi maggiori della crisi è il Giappone, che ha visto interrotta oltre il 90% della propria fornitura di greggio solitamente transitante per Hormuz. Per far fronte all'emergenza, Tokyo ha intrapreso una rapida e decisiva svolta strategica verso il petrolio statunitense, le cui importazioni dovrebbero quadruplicare a partire da maggio. La prima petroliera americana acquisita dopo il blocco, procurata da Cosmo Energy Holdings, è giunta domenica scorsa al terminal Keiyo Sea Berth nella baia di Tokyo. Il carico da 910.000 barili, partito dal Texas a fine marzo e transitato proprio per Panama, sarà lavorato nella prefettura di Chiba. Nel frattempo, per tamponare la situazione, il governo nipponico ha iniziato ad attingere alle proprie scorte strategiche domestiche, la cui autonomia è scesa da otto a sette mesi.
A livello mondiale la paralisi di uno snodo vitale come Hormuz - attraverso cui passava un quinto del petrolio e del Gnl mondiali - sta ridisegnando gli equilibri geopolitici. Secondo gli analisti, la chiusura dello stretto e le deviazioni di decine di petroliere verso l'Asia stanno accelerando l'ascesa degli Stati Uniti come potenza energetica dominante. Sfruttando la serie di shock internazionali che hanno colpito l'Ucraina, il Venezuela e ora il Medio Oriente, le esportazioni americane hanno toccato livelli da primato, garantendo enormi profitti alle compagnie del settore e trasformando quella che poteva sembrare una congiuntura temporanea in un vantaggio strutturale di lungo periodo.