Il caso
Scontri del 25 aprile, la Comunità Ebraica di Roma si dissocia dalle violenze: «Siamo sgomenti»
Il presidente Victor Fadlun si esprime per il fermo di un iscritto, manifesta solidarietà ai feriti e lancia un appello per evitare pericolose strumentalizzazioni
La notizia del coinvolgimento di un giovane appartenente alla Comunità Ebraica di Roma negli scontri avvenuti durante le celebrazioni del 25 aprile ha suscitato una ferma e immediata presa di posizione da parte dei vertici comunitari. Il presidente Victor Fadlun ha espresso una condanna netta dell'accaduto, chiarendo la posizione dell'istituzione: «Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità Ebraica di Roma per i fatti del 25 aprile ci riempie di sgomento e indignazione. La Comunità Ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica». Alle parole di ferma condanna si è unito anche un messaggio di supporto verso le persone rimaste coinvolte negli incidenti: «Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano».
In merito ai necessari sviluppi investigativi e giudiziari, i vertici della Comunità hanno ribadito il totale rispetto per le istituzioni dello Stato. «Esprimiamo fiducia nel lavoro della Procura e delle forze dell'ordine affinché sia fatta piena luce sulla dinamica dei fatti e su ogni responsabilità», ha sottolineato Fadlun. Infine, il presidente ha voluto lanciare un messaggio diretto al dibattito pubblico e politico, chiedendo grande senso di responsabilità per abbassare i toni in un momento storico e sociale di particolare delicatezza: «In una fase così tesa, rivolgiamo un appello alle forze politiche e alla società civile a evitare ogni strumentalizzazione che possa alimentare l'odio e generare nuova violenza».