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29 aprile 2026 - Aggiornato alle 15:41
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Dopo l'arresto

Le voci dal quartiere ebraico di Roma: «Quegli spari gesto di uno squilibrato»

Tra i residenti prevale la cautela: si condanna il gesto di un singolo e si temono strumentalizzazioni per alimentare l'odio

29 Aprile 2026, 13:24

13:30

Le voci dal quartiere ebraico di Roma: «Quegli spari gesto di uno squilibrato»

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Non c'è molta voglia di parlare nel quartiere ebraico di Roma in seguito all'arresto del ventunenne Eithan Bondi che, dichiaratosi appartenente alla Comunità ebraica, ha sparato con una softair contro due manifestanti dell'Anpi il 25 aprile. La maggior parte degli abitanti e dei lavoratori della zona preferisce non commentare l'accaduto, affermando perlopiù di ignorare la notizia. Tra coloro che accettano di parlarne, un volontario del movimento Chabad derubrica l'evento all'azione di un «malato mentale», scollegandolo dal significato della ricorrenza, poiché «il 25 aprile non c'entra niente».

Una posizione condivisa anche dalla responsabile di un noto forno al Portico d'Ottavia: pur ammettendo il crescente nervosismo generale, la donna sottolinea come non esista alcun «motivo di prendersela coi partigiani». Oltre all'incredulità per l'atto in sé, nel quartiere serpeggia la profonda preoccupazione che l'episodio possa essere strumentalizzato, diventando un facile «pretesto» per fomentare un ingiustificato «clima d'odio nei confronti della comunità ebraica».