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Garlasco, le 3 prove contro Sempio: perché l'omicidio di Chiara Poggi è tornato a scuotere l'Italia
A quasi 19 anni dall’omicidio Dna, orario del delitto e tracce di sangue ridisegnano il delitto che ha marcato la cronaca italiana
Alle 9 e 45 del 13 agosto 2007, mentre nella villetta di via Pascoli il tempo sembra essersi già spezzato, il cellulare di Chiara Poggi riceve uno squillo. È uno di quei dettagli minimi che, in una grande inchiesta, restano sul fondo per anni e poi tornano a galla con una forza imprevista. Oggi, quasi due decenni dopo quel delitto che ha segnato la cronaca italiana, è proprio la ricostruzione del tempo - il tempo della morte, degli spostamenti, delle chiamate, delle presenze - a riemergere come uno dei perni della nuova ipotesi accusatoria della Procura di Pavia contro Andrea Sempio.
L’impianto che gli inquirenti stanno mettendo a fuoco si regge, secondo le informazioni fin qui emerse, su tre direttrici: il Dna recuperato dai margini ungueali della vittima, ritenuto compatibile con la linea paterna della famiglia Sempio; la consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che sposterebbe in avanti la possibile finestra dell’omicidio; e l’analisi delle tracce di sangue eseguita dal Ris di Cagliari, interpretata come indicativa della presenza di un solo aggressore e dell’uso di una sola arma. È su questa convergenza che l’accusa fonda l’idea di un quadro indiziario più compatto rispetto al passato.
Il cambio di rotta della Procura: da concorso a omicidio volontario
Il passaggio più significativo, sul piano giudiziario, è arrivato nelle ultime ore. Nell’invito a comparire notificato a Andrea Sempio, convocato in Procura per il 6 maggio prossimo, la contestazione non sarebbe più quella di omicidio in concorso con ignoti o con Alberto Stasi, ma di omicidio volontario attribuito a lui solo. È un cambio di impostazione pesante, perché segnala che per i magistrati pavesi il nuovo materiale raccolto non punta più a un’azione condivisa, ma a una responsabilità individuale.
La stessa Procura di Pavia si appresterebbe inoltre a sollecitare alla Procura generale di Milano una richiesta di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni. Si tratta di un passaggio che, se confermato e formalizzato, aprirebbe un fronte enorme: da una parte la nuova posizione di Sempio, dall’altra la tenuta della verità giudiziaria che finora ha individuato in Stasi il colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi.
Il primo pilastro: il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi
Il dato più noto, ma anche il più discusso, riguarda il profilo genetico ricavato dai margini ungueali di due dita della mano della vittima. Nella nuova lettura tecnico-scientifica, coordinata dalla genetista Denise Albani nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dalla gip Daniela Garlaschelli, il materiale biologico è risultato compatibile con la linea maschile paterna della famiglia Sempio. In termini semplici: non una attribuzione individuale piena e definitiva, ma una compatibilità che restringe il campo a quella discendenza patrilineare.
È un punto decisivo e, proprio per questo, delicatissimo. Perché lo stesso materiale era stato in passato ritenuto problematico, “non consolidato”, scarso, degradato e non ripetitivo: le estrazioni effettuate all’epoca non avevano restituito un risultato stabile. Anche la nuova perizia, pur indicando una compatibilità, segnala limiti importanti: il profilo è parziale, misto e non consente di stabilire con rigore scientifico quando, come e in quale modo quel materiale si sia depositato.
Dire quindi che il Dna sarebbe “di Sempio” è una semplificazione che, allo stato degli atti noti, rischia di essere più assertiva del consentito.
Il secondo pilastro: la consulenza Cattaneo e l’orario della morte
L’altro elemento destinato a pesare molto è la consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Secondo le anticipazioni circolate e rilanciate da più testate, la nuova valutazione medico-legale collocherebbe il decesso di Chiara Poggi in una fascia più tarda rispetto a quella che nei processi aveva assunto un rilievo centrale, cioè l’intervallo tra le 9,12 e le 9,35. La finestra potrebbe avvicinarsi alla stima originaria del medico legale Marco Ballardini, che aveva collocato la morte tra le 10,30 e le 12, con probabilità maggiore tra le 11 e le 11,30.
Se questo assetto fosse confermato in sede processuale, l’effetto sarebbe duplice. Da un lato, verrebbe incrinata una delle coordinate temporali su cui si è retta la condanna definitiva di Stasi. Dall’altro, la nuova finestra potrebbe incrociare diversamente i movimenti attribuiti a Sempio la mattina del delitto. È qui che rientrano sia lo scontrino del parcheggio di Vigevano, recante l’orario delle 10,18, sia alcune telefonate ritenute utili a collocarlo a Garlasco in quella fascia temporale.
Secondo le indiscrezioni sulla consulenza Cattaneo, l’omicidio sarebbe avvenuto almeno mezz’ora dopo la colazione e dopo una colluttazione non breve, dunque non come un’azione improvvisa e rapidissima collocabile in un orario anteriore. Se così fosse, cambierebbe non solo il “quando”, ma anche il “come”.
E qui il quadro investigativo acquista un’altra profondità. Perché il nuovo orario non viene trattato dagli inquirenti come un elemento isolato, ma come un punto di raccordo con i dati telefonici, con il tema dell’alibi e con la lettura della scena del crimine. È il motivo per cui la consulenza medico-legale, da sola, non viene presentata come verità assoluta, ma come parte di un mosaico che la Procura ritiene coerente.
Il terzo pilastro: la Bloodstain Pattern Analysis
La terza direttrice è la Bpa, la Bloodstain Pattern Analysis, cioè lo studio delle tracce ematiche. L’analisi svolta dal Ris sarebbe compatibile con la presenza di un solo killer e con l’utilizzo di un’unica arma. Anche le impronte insanguinate, comprese quelle evidenziate con il luminol, rientrerebbero in questa lettura unitaria della scena.
Se le tracce di sangue descrivono una scena compatibile con un solo aggressore, allora l’accusa ritiene di poter abbandonare l’ipotesi del concorso e sostenere che ad agire sia stato un solo uomo. È precisamente il senso del mutamento del capo d’imputazione contestato a Sempio.


