LA STORIA
Luna di miele alle Maldive, squalo gli azzanna la gamba: il medico spagnolo sopravvive e ironizza sui social
Borja García Sousa, ginecologo di Alicante in viaggio di nozze con la moglie Ana, aggredito nell'atollo di Gaafu Alif
C'è una fotografia invisibile che resta addosso più di tutte: non quella da cartolina, con l'acqua lattiginosa e il cielo immobile, ma quella di un uomo di 31 anni, medico, in viaggio di nozze, che in pochi secondi passa dalla leggerezza di un'escursione in mare alla sopravvivenza pura. Il 11 aprile 2026 la luna di miele di Borja García Sousa si è trasformata in una vicenda estrema: attacco di squalo, trasferimento d'urgenza, corsa tra ospedali, infine l'amputazione di una gamba. E poi, quasi in controluce, quella frase affidata ai social con un'ironia dolorosa che ha colpito chiunque l'abbia letta: un matrimonio «iniziato alla grande».
Borja García Sousa, ginecologo in servizio presso l'Hospital General Universitario Doctor Balmis di Alicante, si trovava alle Maldive con la moglie Ana quando è stato aggredito durante un'escursione nei pressi di Kooddoo, nell'atollo di Gaafu Alif — un'area segnalata da fonti locali e internazionali per l'intensa presenza di squali, anche per la vicinanza a un impianto di lavorazione del pesce. Non si trattava di un'immersione solitaria né di una bravata: era un'uscita organizzata, con la moglie e altri partecipanti. Su questo le fonti convergono. L'aggressione è avvenuta in un tratto di mare frequentato dai turisti, in un contesto dove il rischio era noto — e secondo alcuni operatori ed esperti locali, sottovalutato.
Le ferite sono state subito giudicate gravissime. Una prima assistenza è stata prestata al Gaaf Alif Atoll Hospital sull'isola di Villingili; poi il trasferimento in aereo a Malé, dove i chirurghi dell'ADK Hospital hanno amputato la gamba per salvargli la vita. Nelle emergenze traumatiche in mare il tempo è una variabile clinica decisiva, e il caso di García Sousa lo mostra con brutalità: ogni passaggio — assistenza locale, trasporto inter-isole, accesso a una struttura con chirurgia avanzata — ha pesato sull'esito. Le Maldive sono costruite anche su questa contraddizione: l'isolamento che le rende uniche è lo stesso che, davanti a un trauma maggiore, complica ogni scelta medica.
Alcuni media spagnoli e britannici hanno identificato l'animale come uno squalo tigre, tra le specie più pericolose per l'uomo. Ma l'identificazione immediata in acqua non è sempre affidabile — lo ricorda anche l'International Shark Attack File del Florida Museum of Natural History — e in assenza di conferme tecniche ufficiali è più corretto parlare semplicemente di attacco di squalo.
Dopo giorni di cure e silenzio, il medico spagnolo ha scelto di raccontare la sua storia sui social con un registro straniante, segnato dall'umorismo nero. Ha definito quanto vissuto come uno degli episodi più crudeli e violenti della sua vita, ma ha aperto con quella battuta sul matrimonio. Quando una vittima di un trauma torna a parlare attraverso l'ironia, non sta alleggerendo la gravità dei fatti: sta tentando di riconquistare la propria voce. Nel messaggio ha anche ringraziato la moglie Ana, la persona con cui affrontare quella tempesta era, nonostante tutto, possibile. Dietro il titolo sensazionale resta una coppia appena sposata, colpita da un trauma devastante dall'altra parte del mondo.
Il nodo ambientale: scarti di pesce e squali attratti
La vicenda riapre un dibattito che nelle Maldive torna ciclicamente. Nell'area di Kooddoo, la coesistenza tra turismo, pesca e lavorazione del pesce è da tempo al centro di preoccupazioni documentate: gli scarti organici smaltiti in mare possono attirare gli squali e condizionarne il comportamento. A questo si aggiunge il tema dello shark feeding — l'alimentazione intenzionale degli squali per attrarli a beneficio dei turisti — che le autorità maldiviane vietano espressamente, ma che continua a tornare nel dibattito pubblico come pratica non del tutto estinta. L'abitudine a collegare la presenza umana al cibo altera i comportamenti animali e aumenta la probabilità di incontri problematici. Non c'è prova definitiva che l'attacco a García Sousa sia stato causato direttamente da queste pratiche, ma il contesto esiste ed è documentato.
I dati globali, per contro, invitano alla proporzione: l'International Shark Attack File ha registrato per il 2025 un solo episodio non fatale alle Maldive tra i casi mondiali di morsicatura non provocata. Gli attacchi gravi restano statisticamente rari rispetto ai flussi turistici e alle attività marine che ogni anno si svolgono nell'arcipelago. Il punto non è demonizzare l'animale — gli squali sono predatori essenziali per l'equilibrio degli oceani — ma leggere l'interazione uomo-fauna nel contesto giusto, e pretendere che gli operatori lo facciano altrettanto.
La storia di Borja García Sousa non finisce con l'attacco. Un uomo giovane, medico, abituato a stare dalla parte di chi cura, si ritrova improvvisamente paziente grave: davanti a lui un percorso di recupero chirurgico, riabilitativo e psicologico che ridisegna la biografia. I colleghi di Alicante hanno espresso pubblicamente vicinanza, descrivendo un professionista stimato. Parole che contano, perché restituiscono una persona concreta e non un nome intrappolato nella cronaca eccezionale.
Resta un'immagine finale, più sobria di qualunque cartolina. Un uomo che sopravvive. Una moglie che gli resta accanto. Un arcipelago che, dietro la superficie liscia del marketing, deve decidere se prendere sul serio i segnali che arrivano dal proprio mare. La natura, come è noto, non firma contratti con l'industria dei sogni.