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I nuovi piani di Trump contro l'Iran: "La tempesta è in arrivo"

Attacchi lampo, impiego di forze speciali e truppe di terra a Hormuz: il Pentagono svela alla Casa Bianca tutte le opzioni militari per piegare Teheran sul nucleare

I nuovi piani di Trump contro l'Iran  "La tempesta è in arrivo"

Donald Trump prepara «l’inevitabile tempesta» contro l’Iran. Pur mantenendo aperto il canale diplomatico, il presidente lascia sul tavolo tutte le opzioni, inclusa una ripresa delle ostilità, e convoca alla Casa Bianca i vertici militari in attesa della nuova proposta di pace di Teheran.

Il comandante del Centcom, Brad Cooper, ha illustrato al capo della Casa Bianca piani aggiornati per una possibile azione militare: una serie di raid «brevi e potenti» con l’obiettivo di sbloccare l’impasse negoziale e costringere l’Iran a concessioni sul dossier nucleare.

Tra le alternative esposte, alla presenza anche del vice capo di Stato maggiore, Dan Caine, figurano l’impiego di forze speciali per mettere in sicurezza le scorte di uranio arricchito e la presa di controllo, con truppe di terra, dello Stretto di Hormuz per riaprirlo al traffico commerciale.

Per la riapertura, tuttavia, Washington avrebbe bisogno di una coalizione internazionale. L’amministrazione sta già lavorando in tal senso: il Dipartimento di Stato ha inviato un cablogramma alle ambasciate americane invitando i diplomatici a sollecitare l’adesione straniera alla «Maritime Freedom Construct».

Trump ritiene che il blocco dei porti iraniani sia la leva negoziale più efficace: impedire a Teheran di stoccare il greggio nei terminal o di caricarlo sulle navi, sostiene la Casa Bianca, finirà per mandare in crisi le linee di produzione petrolifera del Paese. Una previsione che incontra lo scetticismo di diversi analisti dell’energia, secondo i quali l’Iran disporrebbe ancora di settimane, se non mesi, prima che si concretizzi il rischio evocato dal presidente.

Consapevole del peso strategico dello Stretto di Hormuz nello scontro con Teheran, Trump ha rilanciato la provocazione sui social: su Truth ha pubblicato una mappa ribattezzandolo «Stretto di Trump», sulla falsariga del «Golfo d’America» al posto del Golfo del Messico. Sempre su Truth campeggia l’immagine del suo profilo con la scritta «The storm is coming», accompagnata dall’avvertimento «niente può fermare ciò che sta arrivando».

Intanto, alcuni media israeliani, citando fonti del governo Netanyahu, riferiscono che Israele è in stato di allerta e starebbe intensificando i preparativi per una possibile ripresa delle operazioni militari già dalla prossima settimana.

Alle sortite online del commander-in-chief — arrivate tra un saluto a re Carlo III e un nuovo affondo contro il cancelliere tedesco Friedrich MerzTeheran ha replicato con toni durissimi. «L’unico posto possibile per gli americani nel Golfo Persico è sul fondo delle sue acque», ha tuonato la guida suprema Mojtaba Khamenei, assicurando che gli iraniani difenderanno «i missili e il nucleare» come un «patrimonio nazionale». Sulla stessa linea il presidente Masoud Pezeshkian, secondo il quale l’insicurezza nello Stretto di Hormuz è responsabilità degli Stati Uniti e di Israele.

Il botta e risposta arriva alla scadenza dei 60 giorni previsti dalla legge perché Trump notifichi al Congresso un’operazione militare e ne ottenga l’autorizzazione. L’amministrazione è in contatto con Capitol Hill. «Un via libera non serve, non siamo in guerra», ha dichiarato lo speaker della Camera, il repubblicano Mike Johnson. Il capo del Pentagono, dopo aver inizialmente rimandato la questione alla Casa Bianca, ha sostenuto che la tregua in corso sospende il computo dei termini. «Siamo in una fase di cessate il fuoco e, secondo la nostra interpretazione, questo implica che il conteggio dei 60 giorni venga sospeso o interrotto», ha spiegato Pete Hegseth in audizione al Senato, sotto la pressione dei democratici e dopo essere stato apostrofato dal pubblico come «criminale di guerra».

Imperturbabile di fronte alle contestazioni, Hegseth ha difeso l’operazione Epic Fury e la propria fede cristiana, respingendo le critiche con battute e provocazioni, in perfetta sintonia con lo stile del suo commander in chief.