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3 maggio 2026 - Aggiornato alle 11:38
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Il caso

Giuli chiude il capitolo Venezia: "Pietrangelo Buttafuoco è un fratello sbagliato"

La Biennale accusata di danno d'immagine e Palazzo Chigi chiamato a intervenire

03 Maggio 2026, 10:50

11:00

da sinistra Alessandro Giuli, Pietrangelo Buttafuoco

da sinistra Alessandro Giuli, Pietrangelo Buttafuoco

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«Per me il capitolo Venezia è chiuso, ora è tutto in mano a palazzo Chigi. Pietrangelo (Buttafuoco ndr) è un fratello sbagliato, ma un fratello sbagliato rimane un fratello». Lo afferma, in un’intervista a la Repubblica, il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

«È stato vittima di una fantasia pacificatoria - aggiungere -, voleva l’Onu dell’arte, ha finito per illudersi di poter fare politica estera. Ma questa spetta al governo e al Parlamento. Il danno d’immagine l’ha causato la Biennale a se stessa. Come ha detto la premier, Pietrangelo è capacissimo, sì, capacissimo di tutto. Il ministero ha fatto quello che andava fatto: accertare che tutto fosse regolare. In pubblico sono intervenuto solo per precisare che sul padiglione russo il governo è stato informato a cose fatte».

C'è l’ipotesi di commissariamento? «Non è mai stata in campo - prosegue Giuli -. Non c'è ragione di destabilizzare la situazione. Buttafuoco non è un martire della jihad, è il mio caro Ciccio Tumeo». Un personaggio del Gattopardo. Cosa c'entra ora? «Pietrangelo - prosegue - è l’inconsolabile espressione di un ancien régime isolazionista e borbonico, che non riconosce l'unità d’Italia. Piccolo problema: la fondazione lagunare non è uno stato sovrano, Buttafuoco dev'essersi confuso. A forza di rivendicare autonomia, si è persino auto-commissariato».

Perché ha mandato gli ispettori? «Dopo la diffida dell’artista israeliano - conclude il ministro della Cultura -, la fondazione si è rivolta al Mic e a palazzo Chigi in cerca d’aiuto. Siamo andati lì con gli estintori, non con il lanciafiamme. Per esaminare il loro pasticcio».