English Version Translated by Ai
3 maggio 2026 - Aggiornato alle 4 maggio 2026 06:00
×

l'inchiesta

L'incendio, la morte degli avvocati e il fascicolo riaperto: perché l’adozione legata a Nicole Minetti fa riaprire il caso

In Uruguay, a quasi due anni dalla morte dei legali Mercedes Nieto e Mario Cabrera, la pista dell’incidente resta dominante. Ma la decisione della procura di acquisire gli atti dell’adozione del minore

03 Maggio 2026, 16:32

16:40

Nicole Minetti

Nicole Minetti

Seguici su

Nella casa di Garzón, tra le colline del dipartimento di Maldonado, le fiamme del 15 giugno 2024 hanno lasciato dietro di sé non soltanto due morti — quelle degli avvocati Mercedes Nieto e Mario Cabrera — ma una scia di domande che, a distanza di quasi due anni, continua a resistere a ogni tentativo di semplificazione. Le perizie tecniche, nel loro insieme, orientano verso la tesi dell’incidente. Eppure il fascicolo non è stato archiviato. Adesso, a riaccenderlo, è un altro dossier: quello dell’adozione del minore uruguaiano adottato nel 2023 da Nicole Minetti e dall’imprenditore italiano Giuseppe Cipriani.

La scelta del procuratore di Maldonado, Sebastián Robles, di acquisire dal Tribunale della Famiglia l’intero fascicolo dell’adozione segna un passaggio importante. Non perché esista, allo stato, una prova di collegamento diretto fra quella procedura e il rogo mortale di Garzón. Ma perché, secondo quanto riferito dalla stampa uruguaiana, è emerso che Nieto intervenne nel procedimento come tutore del minore. Un elemento sufficiente, agli occhi degli inquirenti, per verificare se vi siano profili rimasti finora ai margini dell’indagine. In altre parole: l’ipotesi dell’incidente non viene abbandonata, ma il perimetro dell’inchiesta si allarga.

Il punto fermo: tre perizie, una direzione prevalente

Sul piano strettamente tecnico, la linea oggi più robusta resta quella dell’evento accidentale. La prima perizia, condotta dai vigili del fuoco di Maldonado, aveva già indicato una causa “ipoteticamente accidentale”. La ricostruzione che ha preso corpo nel tempo è quella di un tentativo di accendere una stufa con materiale infiammabile, con una possibile esplosione che avrebbe investito la coppia e innescato l’incendio. A sostenere questa lettura c’è anche il ritrovamento dei corpi in prossimità della stufa. Successivamente, una perizia privata richiesta dai familiari delle vittime ha invece sostenuto la compatibilità con un incendio intenzionale e la possibile presenza di terzi. A quel punto, il procuratore ha disposto una terza verifica tecnica, affidata alla Dirección Nacional de Bomberos di Montevideo, che ha confermato la tesi accidentale e non ha rilevato indizi di interventi esterni sulla scena.

Questa sequenza spiega bene perché il caso abbia continuato a produrre tensione pubblica. Da un lato ci sono gli elaborati tecnici più recenti, che convergono verso l’assenza di elementi riconducibili a un omicidio. Dall’altro ci sono i familiari e i colleghi delle vittime, che non hanno mai smesso di contestare la spiegazione dell’incidente e che, anche a un anno dalla tragedia, sono tornati a chiedere pubblicamente giustizia. In Uruguay, la vicenda ha avuto un forte impatto emotivo e professionale: non si trattava di due sconosciuti, ma di due avvocati conosciuti nell’area di San Carlos e Maldonado, la cui morte è apparsa da subito difficile da archiviare nella sola categoria della fatalità.

La zona grigia: morti “violente”, ma causa non determinata

A complicare ulteriormente il quadro c’è il dato medico-legale. Una commissione medica che ha esaminato i corpi ha classificato entrambe le morti come “violente”, ma con “causa indeterminata”. È un passaggio decisivo, perché il termine “violenta” nel lessico forense non coincide automaticamente con “omicidiaria”: significa piuttosto che la morte non è naturale. Tuttavia, il fatto che la causa sia rimasta indeterminata ha lasciato aperto uno spazio di dubbio che né le perizie né il tempo hanno chiuso del tutto. È precisamente dentro quello spazio che oggi si inserisce l’acquisizione degli atti dell’adozione.

Perché l’adozione torna al centro

La novità che riporta il caso in primo piano riguarda il ruolo svolto da Mercedes Nieto nella procedura conclusa nel 2023. Secondo la documentazione dell’INAU — l’Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay, cioè l’ente pubblico competente in materia — consultata dalla stampa locale, la legale avrebbe rappresentato il minore come difensore pubblico. La sentenza finale, però, non riporterebbe la sua posizione sulla decisione adottiva. È su questo scarto, piccolo ma sensibile, che il procuratore Robles vuole fare chiarezza, acquisendo il fascicolo completo per verificare se esistano nessi tra l’attività professionale della legale e gli eventi successivi.

Va detto con chiarezza: allo stato delle informazioni pubbliche, non esiste alcuna prova resa nota che dimostri un legame causale fra il procedimento di adozione e la morte dei due avvocati. La procura, però, non può ignorare il fatto che un soggetto coinvolto in quella procedura sia poi rimasto vittima, insieme al collega, di un incendio tuttora non archiviato. In contesti del genere, la cautela investigativa non è un eccesso: è un dovere.

Che cosa prevede la procedura uruguaiana

Sul piano normativo, l’INAU ricorda sul proprio sito ufficiale che, nelle adozioni internazionali con Uruguay come Paese d’origine, la competenza appartiene ai giudici di famiglia e che i futuri genitori adottivi devono comparire personalmente e risiedere con il minore nel territorio uruguaiano per un periodo di sei mesi durante la fase di tenenza; il giudice può ridurre questo termine per ragioni fondate e nell’interesse superiore del minore. È un dettaglio tecnico che conta, perché aiuta a capire quanto il procedimento sia, almeno formalmente, incardinato in un percorso giudiziario e amministrativo articolato, non in una decisione discrezionale isolata.

Proprio per questo, le verifiche oggi in corso non si limitano al singolo atto finale. Diverse ricostruzioni giornalistiche in Uruguay sostengono che l’adozione della coppia Minetti-Cipriani sia passata anche attraverso un percorso “per eccezione”, con discussioni interne all’INAU e riserve, in una fase iniziale, legate ai precedenti giudiziari dell’ex consigliera lombarda in Italia. L’ex vertice dell’istituto ha tuttavia difeso la correttezza della procedura, sostenendo che tutto si sarebbe svolto nel rispetto della legge e del superiore interesse del minore. In assenza di atti completi pubblicamente disponibili, questo resta un terreno su cui è necessario attenersi ai fatti verificati e distinguere con precisione tra elementi accertati e ricostruzioni giornalistiche.

La madre biologica scomparsa

C’è poi un altro segmento della vicenda che rende il quadro ancora più sensibile: la scomparsa della madre biologica del bambino. Il Ministero dell’Interno uruguaiano ha diffuso una richiesta pubblica di collaborazione per ritrovare María de los Ángeles González Colinet, 29 anni, assente dalla metà di febbraio nel dipartimento di Maldonado. Anche questo dato è entrato nel circuito delle richieste di informazioni fra Italia e Uruguay. Di per sé, la scomparsa non prova nulla sul caso dell’incendio né sulla regolarità dell’adozione; ma aggiunge un ulteriore livello di allarme a una storia già densissima, in cui gli attori vulnerabili — il minore e la madre biologica — sono inevitabilmente al centro.