il racconto
Vladimir Putin, la parabola di un dittatore: da leader di piazza a ostaggio dei Servizi
Nessun cellulare, guardie sotto stretta sorveglianza e media di Stato pilotati. Il Cremlino si blinda contro la minaccia dei droni, mentre il consenso popolare crolla ai minimi storici
Vladimir Putin appare ormai come una figura irraggiungibile, sempre più distante dal suo Paese e chiusa in un guscio di sicurezza estrema e paranoia in crescita. A delineare questo ritratto è l’analista politico Andrei Kolesnikov che, in un’intervista da Mosca al Financial Times, ha paragonato il presidente russo a una recente scultura londinese di Banksy raffigurante un uomo con il volto completamente oscurato da una bandiera.
Secondo Kolesnikov, Putin “non vuole vedere né sentire. Ascolta solo i servizi di sicurezza, che ora controllano tutti gli ambiti della vita, e spera che la gente si adatti a questa situazione come alla nuova normalità”.
Questo progressivo isolamento sta alimentando un malcontento tangibile. Una società provata da una guerra senza apparente sbocco e da crescenti criticità interne mostra segni di profonda insofferenza. Non sorprende, dunque, che l’indice di gradimento del presidente sia scivolato ai minimi dall’autunno 2022, quando l’annuncio della mobilitazione parziale spinse centinaia di migliaia di giovani a lasciare in fretta la Russia.
La distanza tra il Cremlino e la piazza trova riscontro anche nell’agenda pubblica: quest’anno le apparizioni di Putin sono state appena due, l’ultima il 27 aprile in una scuola di ginnastica ritmica a San Pietroburgo. Un crollo netto rispetto, ad esempio, ai 17 impegni ufficiali del 2025, che comprendevano anche visite ad alto rischio nella regione di Kursk, vicino al confine ucraino, e ripetute uscite in uniforme al quartier generale militare. Come osserva Tatiana Stanovaya, ricercatrice senior del Carnegie Russia Eurasia Center, “il divario tra ciò che Putin è disposto a trattare e ciò che ci si aspetta da lui si sta ampliando”, prefigurando uno scollamento difficilmente reversibile a breve.
Le ragioni di questo irrigidimento affondano anche nel passato recente. Se la tendenza a blindarsi era iniziata con la pandemia, da marzo la preoccupazione del Cremlino per un possibile colpo di Stato o per un attentato – in particolare tramite droni – si è intensificata. Il Financial Times, citando una persona vicina al presidente, riferisce che “è ancora vivo lo shock dell’operazione ‘Ragnatela’ con i droni ucraini”, alludendo al clamoroso attacco del 1° giugno dello scorso anno contro aeroporti russi oltre il Circolo Polare Artico.
A innalzare ulteriormente il livello di allerta, secondo l’intelligence europea e fonti prossime al leader, avrebbero contribuito anche l’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti e le tensioni interne scatenate dall’uccisione a dicembre del generale russo Fanil Sarvarov, episodio che ha aperto una contesa ai vertici dell’apparato di sicurezza.
La risposta è stata una marcata militarizzazione della quotidianità presidenziale. Il quotidiano britannico spiega come Putin e la sua famiglia abbiano smesso di frequentare le storiche residenze nella regione di Mosca e a Valdai, preferendo rifugiarsi in bunker ipertecnologici, con una predilezione per quello di Krasnodar, sulla costa del Mar Nero.
Per conservare l’immagine di una regolare operatività, i media di Stato fanno sempre più ricorso a filmati preregistrati.
Le restrizioni per chiunque gli si avvicini sono implacabili. La Cnn, citando rapporti dei servizi, descrive regole draconiane imposte al personale della “cerchia ristretta” – cuochi, fotografi, guardie del corpo – tra cui il divieto assoluto di usare i mezzi pubblici, l’interdizione a portare telefoni o dispositivi connessi a Internet in prossimità del presidente e l’installazione di invasivi sistemi di sorveglianza nelle loro abitazioni.
Persino i recenti e inspiegabili blocchi di Internet a Mosca sarebbero riconducibili, secondo fonti russe, all’attivazione di contromisure anti-drone per garantire l’incolumità dello “Zar”, mentre agenti del Servizio di Sicurezza dello Stato (Fso) pattugliano le rive della Moscova con unità cinofile.
In questo clima di sospetto, la politica interna è stata in larga parte accantonata. “Putin trascorre il 70 per cento del suo tempo a gestire la guerra”, afferma un suo conoscente, lasciando il restante 30 per cento a sparuti impegni diplomatici o a un’economia nazionale sempre più trascurata. Le sue giornate scorrono tra vertici militari, con un’attenzione minuziosa ai dettagli operativi del fronte, protetto da barriere digitali e cemento armato.