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Umanitaria

L'abbordaggio della Global Sumud finisce in Procura: i due attivisti sequestrati denunciano abusi

A Roma si indaga per sequestro e danneggiamento dopo il prelevamento in acque internazionali mentre a Milano è stata organizzata una manifestazione per chiedere la liberazione di Thiago e Saif

04 Maggio 2026, 20:07

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L'abbordaggio della Global Sumud finisce in Procura: i due attivisti sequestrati denunciano abusi

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L’abbordaggio della Global Sumud Flotilla del 29 aprile è approdato in procura a Roma.

I magistrati di piazzale Clodio, come già avvenuto per la prima missione verso Gaza dello scorso ottobre, hanno aperto un fascicolo di indagine per sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio in relazione ai fatti avvenuti in acque internazionali, al largo di Creta. Il procedimento, affidato dal procuratore Francesco Lo Voi al sostituto Stefano Opilio, è al momento a carico di ignoti e si fonda su almeno tre esposti e su alcune testimonianze inoltrate nei giorni scorsi dai legali degli attivisti.

All’attenzione dei pm figurano due dossier riguardanti le posizioni di Thiago de Ávila e Saif Abukeshek Abdelrahim, attualmente detenuti in Israele. I due sono stati prelevati dalle forze di sicurezza di Tel Aviv mentre si trovavano a bordo di imbarcazioni battenti bandiera italiana.

Il team legale che assiste in Italia Abdelrahim Abukeshek ha depositato un esposto in cui si ricostruisce la notte del 29 aprile: l’attivista, spiegano le avvocate Patrizia Corpina, Francesca Cancellaro, Tatiana Montella, Sonia Randazzo e Serena Romano, si trovava sulla barca “Eros 1” “in acque internazionali prospicienti l'isola di Creta” quando l’unità è stata “avvicinata da un mezzo militare dell'esercito israeliano”. Nel documento si afferma che “personale militare non meglio identificato ha proceduto al prelevamento forzato di Abukeshek e degli altri membri dell’equipaggio”.

La detenzione di Ávila e Abukeshek è stata prorogata domenica dal Tribunale di Ashkelon: resteranno nel carcere di Shikma almeno fino a martedì, quando è prevista una nuova udienza. I legali di Adalah hanno fatto visita ai due attivisti, al sesto giorno di sciopero della fame, che hanno lanciato l’allarme sulle condizioni di custodia. Ávila — che ha scritto una lettera alla figlia — riferisce di essere stato sottoposto a interrogatori ripetuti, anche di otto ore, durante i quali avrebbe ricevuto minacce di morte. Secondo quanto comunicato da Global Sumud, i detenuti si trovano in isolamento totale. “Le loro celle sono sottoposte a un’illuminazione costante ad alta intensità 24 ore su 24. Vengono tenuti bendati in ogni momento ogni volta che vengono spostati fuori dalle loro celle, anche durante le visite mediche”, si legge in una nota di Adalah.

Ulteriori denunce di violenze e abusi arrivano da altri partecipanti alla missione. “Hanno fatto ciò che volevano con noi”, afferma Salim Malla, docente basco e membro della Global Sumud, aggiungendo che “all’abbordaggio c’erano armi da fuoco, vedevamo puntatori laser sulle nostre teste, ci hanno tenuti in ginocchio e ammassati in container”. Ricostruzioni che le autorità di Tel Aviv respingono come “false e infondate affermazioni preparate in anticipo”.

A Roma resta aperto anche il fascicolo sulla prima missione della Flotilla, risalente all’autunno scorso, in cui si procede per sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio, sempre contro ignoti. In quell’ambito gli inquirenti si apprestano a inoltrare una rogatoria a Israele.

Intanto a Milano, in piazza Scala, gli attivisti a sostegno della Global Sumud Flotilla hanno esposto uno striscione con la scritta “Siamo tutti Thiago e Saif” e convocato una conferenza stampa per chiedere la liberazione dei due membri della flottiglia prelevati nella notte del 29 aprile, al largo di Creta, mentre si trovavano su imbarcazioni italiane. La maggiore apprensione riguarda Saif Abukeshek che, “in quanto palestinese”, è stato sottolineato negli interventi, “rischia la pena di morte”. “Thiago e Saif sono in una situazione terribile, in uno dei peggiori carceri israeliani; nei loro confronti sono state mosse accuse incredibili senza mostrare alcuna prova: Thiago è accusato di aver aiutato il nemico in tempo di guerra, Saif, nonostante abbia il passaporto spagnolo e svedese, essendo di origini palestinesi, rischia comunque la pena di morte per impiccagione se fosse dichiarato colpevole di terrorismo”, ha affermato la portavoce della Flotilla, Maria Elena Delia.

Quanto agli altri fermati, “sono stati tutti sbarcati a Creta e stanno riassestando il gruppo della flotta; abbiamo recuperato le barche una a una, l’idea è quella di ripartire, lo dobbiamo a Thiago e Saif”.

Davanti a Palazzo Marino, Delia ha aggiunto che a Milano “non ci dovrebbe nemmeno essere un dibattito sul mantenere un gemellaggio con un paese accusato di crimini di guerra, è come chiedersi se mantenerlo con la Berlino di Hitler”.

Alla conferenza è intervenuto anche Maso Notarianni, di Arci: “C’è un punto politico preciso: Saif e Thiago erano su una nave battente bandiera italiana. Questo significa che, secondo il diritto internazionale del mare, quella nave era territorio italiano. Il loro sequestro è quindi una violazione che riguarda anche l’Italia. Eppure il governo continua a non assumere iniziative concrete. Nessuna pressione diplomatica reale”.

Da qui l’appello a intensificare “la pressione nei confronti del governo e della sinistra, che dovrebbe fare di tutto per interrompere questi accordi vergognosi”.