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5 maggio 2026 - Aggiornato alle 09:53
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L'incontro

Vaticano e Stati Uniti, parla il cardinale Müller: «Rubio l'interlocutore più affidabile»

Il prefetto emerito sottolinea l'importanza del dialogo con il segretario di Stato e invita l'amministrazione Usa alla razionalità di fronte ai rischi di un conflitto globale

05 Maggio 2026, 08:51

09:07

Vaticano e Stati Uniti, parla il cardinale Müller: «Rubio l'interlocutore più affidabile»

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In un'intervista concessa al Corriere della Sera, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, teologo e prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, analizza i delicati rapporti tra la Santa Sede e Washington. Il porporato individua una figura chiave per il dialogo, affermando che «In questo momento Marco Rubio è senz'altro l’interlocutore più affidabile, per la Santa Sede». Per Müller, l'udienza in Vaticano con il segretario di Stato americano rappresenta un passaggio ineludibile, in quanto «gli Stati Uniti non possono essere contro il Papa e il Vaticano, una composizione è necessaria. È anche una questione di prudenza, negli Usa ci sono più di cinquanta milioni di cattolici ai quali gli attacchi al Papa non saranno certo piaciuti. I politici devono essere più diplomatici, più ragionevoli».

Riferendosi alle recenti frizioni con Donald Trump, il cardinale osserva che il presidente «ha avuto una reazione, diciamo così, emotiva, ma ora dovrebbe guardare le cose con maggiore razionalità. La posizione della Chiesa è molto chiara nel richiamare i valori superiori della pace, al di là della politica e sopra di essa». Lo sguardo di Müller si allarga poi al delicato contesto internazionale, dando pienamente ragione a Papa Francesco e ai suoi ripetuti allarmi sui pericoli di una «terza guerra mondiale a pezzi». Le dinamiche geopolitiche attuali, avverte il teologo, destano profonda preoccupazione perché «Viviamo una situazione simile a quella che ha preceduto la Grande Guerra. Nessuno voleva un conflitto mondiale, finché fu inevitabile». A complicare ulteriormente il quadro socio-politico oltreoceano, spiega infine il prefetto emerito, vi è il fatto che negli Stati Uniti «si sono sviluppate delle correnti che sono molto diverse dal protestantesimo europeo. Alcune di queste sette sono fanatiche» e, in modo allarmante, «strumentalizzano la politica a vantaggio della loro visione religiosa».

Su toni simili Andrea Riccardi, tra i fondatori della Comunità di Sant'Egidio: «L'attacco di Trump è stato un boomerang ed è dispiaciuto ai cattolici Usa di ogni orientamento che sono contenti di aver un Papa americano che ha solo svolto la sua missione di opporsi alle guerre. Questo è un problema per la Casa Bianca e Rubio riannoda i fili del dialogo sulle questioni internazionali: Medio Oriente, Ucraina, Cuba, Venezuela». Lo afferma  in un’intervista alla Stampa. «Non si sa - aggiunge - quando inizierà il post-Trump e quale posto vi avrà Rubio, ma è un cattolico per tradizione familiare e più di Vance, è adatto a discutere con la Santa Sede dove sono molto attenti ai dossier latinoamericani come Cuba e il futuro del Venezuela. Ciò per il background di Prevost e l’anima latina della Chiesa Usa».
Parlando del coinvolgimento della Cina per il perseguimento della pace, Riccardi ricorda che «Rubio conosce bene l'interlocuzione vaticana con la Cina. La Santa Sede verso Pechino non è guidata da calcoli politici, ma da una visione pastorale. Oggi Pechino, che ha voce in capitolo in scenari come l'Iran, è consapevole che la Santa Sede ha un ruolo internazionale. La Cina è un player globale». La Santa Sede, conclude, «è contraria a una politica muscolare, ai colpi di mano, alla logica del pensare a sé che va dall’egocentrismo personale all’egoismo nazionale. Come se ogni paese debba chiudersi per salvarsi dalla marea del mondo. La Santa Sede crede invece nella diplomazia, nel ritessere».