Il caso
Biennale d'Arte 2026 al via tra tensioni e polemiche. Renzi: «Difendo Buttafuoco»
La 61esima Esposizione apre agli addetti ai lavori senza la tradizionale cerimonia inaugurale. L'ex premier difende la presidenza di Buttafuoco, la Russia chiude il padiglione dopo la Vernice e l'Iran ufficializza il suo ritiro
Prende il via oggi la settimana decisiva della Biennale d’Arte 2026 di Venezia, con una pre-apertura dei cancelli ai Giardini e all’Arsenale riservata esclusivamente a giornalisti, critici e operatori del settore. L'apertura al grande pubblico è fissata per il 9 maggio, ma il clima di questa edizione è segnato da forti polemiche che hanno portato all'annullamento della tradizionale cerimonia inaugurale. Sarà assente il ministro della Cultura Alessandro Giuli, mentre il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, parteciperà unicamente a un photocall ufficiale in mattinata. La mostra principale, intitolata «In Minor Keys», porta la firma della curatrice Koyo Kouoh, figura di primo piano scomparsa nel maggio 2025, conferendo a questa edizione un profondo valore commemorativo. Tra le novità logistiche, il Padiglione di Israele si sposta all’Arsenale per lavori di ristrutturazione, ospitando le opere dell’artista Belu-Simion Fainaru.
Il clima teso, dovuto in gran parte alla presenza russa, ha innescato un acceso dibattito politico. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, è intervenuto sulla questione difendendo l'operato dei vertici veneziani: «Difendo Buttafuoco. Fascista chi pensa di commissariare la cultura». Renzi ha poi criticato l'approccio della maggioranza di governo, sottolineando che «Sono partiti dicendo che avrebbero distrutto l'egemonia della sinistra. Risultato? Si sono distrutti da soli. Avevano l’occasione di ribaltare la famosa egemonia gramsciana: hanno fatto ridere». Riferendosi nello specifico alla Biennale, ha aggiunto: «Non avrei incluso i russi, ma non mi sarei aspettato di nominare un intellettuale libero per poi commissariarlo perché le sue scelte non mi vanno bene. Lei mi chiede di Venezia... ma ha visto il caso Venezi?».
Il Padiglione russo, da due mesi al centro di un delicato caso diplomatico, ha scelto una modalità di partecipazione del tutto inedita. Durante i giorni di Vernice, fino all'8 maggio, gli artisti registreranno a porte chiuse la performance «The Tree is Rooted in the Sky». Successivamente, lo spazio espositivo verrà chiuso per l'intera durata della manifestazione, e i visitatori potranno assistere all'opera e votarla per il Leone dei Visitatori solo tramite maxi-schermi esterni. La curatrice Anastasia Karneeva ha difeso la scelta con un videomessaggio: «Lasciamo che sia l’arte a occupare il centro della scena, noi crediamo che l’arte debba rimanere indipendente». La curatrice ha espresso gratitudine verso l'Italia e la Biennale per aver garantito la presenza di tutti i Paesi, ribadendo che «l’apertura di questo Padiglione, così come di ogni Padiglione, sia significativa, perché diventa un luogo in cui accrescere la conoscenza e la comprensione reciproca. Al contrario, in un Padiglione chiuso nulla può crescere».
A complicare ulteriormente il quadro della kermesse è arrivata la defezione di Teheran. Seyed Majid Emami, direttore dell'Istituto culturale della Repubblica islamica dell’Iran, ha chiarito che la decisione di «non presenziare» è un atto voluto per «denunciare fermamente gli attacchi rivolti ai musei, ai siti culturali e al patrimonio dell'umanità». Sebbene l'Iran fosse inizialmente inserito nell'elenco delle partecipazioni nazionali e i preparativi fossero giunti al termine, le istituzioni iraniane hanno fatto un passo indietro «in segno di protesta e ferma condanna per la guerra e le aggressioni imposte dagli Stati Uniti e da Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran». Emami ha concluso precisando che le notizie precedenti sulla loro partecipazione «sono da considerarsi completamente infondate», poiché l'Iran «non ha alcun padiglione né alcuna rappresentanza ufficiale in questa edizione della manifestazione».