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5 maggio 2026 - Aggiornato alle 12:30
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Nell’Unione europea la violenza sessuale cresce ancora: oltre 256 mila reati nel 2024, e il dato più duro è quello che non vediamo

I numeri appena diffusi raccontano un aumento netto, ma la vera notizia è più scomoda: dietro le statistiche ufficiali c’è una violenza che continua a restare, in larga parte, sommersa

05 Maggio 2026, 12:11

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Nell’Unione europea la violenza sessuale cresce ancora: oltre 256 mila reati nel 2024, e il dato più duro è quello che non vediamo

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La cifra colpisce per la sua nudità burocratica: 256.302 reati di violenza sessuale registrati dalla polizia nell’Unione europea in un solo anno. Ma il punto non è soltanto la dimensione del fenomeno. È il fatto che, dietro quel numero, ci sia un doppio scarto: tra ciò che accade e ciò che viene denunciato, e tra la velocità con cui i reati crescono e la lentezza con cui le istituzioni riescono a prevenirli. Nel 2024, secondo i dati pubblicati da Eurostat, gli stupri censiti sono stati 98.190, pari al 38% del totale dei reati sessuali registrati nell’Ue. Rispetto al 2023, la violenza sessuale è aumentata del 5%, mentre gli stupri sono saliti del 7%.

Cosa dicono davvero i numeri di Eurostat

La prima cautela è metodologica, ed è decisiva. I dati diffusi da Eurostat riguardano i reati registrati dalla polizia: non misurano quindi tutta la violenza sessuale che avviene nell’Ue, ma soltanto quella che entra nei circuiti ufficiali delle denunce e della classificazione penale. La stessa Eurostat avverte che i confronti tra Paesi devono essere letti con prudenza, perché incidono differenze nelle legislazioni nazionali, nelle pratiche di registrazione delle forze dell’ordine e nei comportamenti di denuncia delle vittime. In altre parole: un aumento dei casi registrati può riflettere più reati, ma anche una maggiore propensione a denunciare, una migliore capacità di rilevazione, o una diversa definizione giuridica delle condotte. Questa distinzione non attenua la gravità del fenomeno. Al contrario, la rende più complessa. Se i numeri ufficiali crescono, infatti, può significare che una parte della violenza prima sommersa sta finalmente emergendo. Ma può anche voler dire che la capacità di prevenzione non sta tenendo il passo. Eurostat lo scrive in modo esplicito: l’aumento dei reati sessuali registrati può essere collegato a una più alta consapevolezza sociale, che a sua volta incide sui tassi di segnalazione. È un elemento importante, perché impedisce letture troppo meccaniche. Tuttavia non autorizza alcun compiacimento. Perché anche quando la crescita è dovuta a una maggiore emersione, il punto resta lo stesso: la violenza c’era già, e in larga misura continua a esserci.

Non solo cronaca nera: è un problema strutturale europeo

Uno degli errori più ricorrenti, nel racconto pubblico della violenza sessuale, è trattarla come una somma di episodi isolati: un fatto di cronaca, un’emergenza locale, una devianza individuale. Le evidenze raccolte dalle istituzioni europee indicano invece che siamo di fronte a un fenomeno strutturale. L’indagine congiunta di Eurostat, FRA ed EIGE, basata su 114.023 interviste a donne tra i 18 e i 74 anni, mostra che la violenza di genere attraversa spazi diversi: la casa, il lavoro, la strada, le relazioni intime, l’ambiente digitale. Non esiste un unico luogo del rischio, né un unico profilo della vittima. L’EIGE sottolinea inoltre che la casa non è affatto, per molte donne, un luogo sicuro: una donna su cinque nell’Ue ha subito violenza fisica o sessuale da parte del partner, di un familiare o di un altro membro del nucleo domestico. Allo stesso tempo, una donna su tre dichiara di aver subito molestie sessuali sul lavoro, con livelli ancora più alti tra le più giovani, dove la quota sale a due su cinque. Questo allarga il campo: parlare di violenza sessuale in Europa non significa soltanto parlare di reati estremi, ma anche di un ecosistema di sopraffazione, intimidazione e abuso che precede, accompagna o normalizza le forme più gravi.

La risposta dell’Unione: una legge europea c’è, ma la prova vera inizia ora

Sul piano normativo, l’Unione europea ha compiuto nel 2024 un passaggio rilevante. Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato il 7 maggio 2024 la prima normativa europea specificamente dedicata al contrasto della violenza contro le donne e della violenza domestica. La direttiva impone agli Stati membri di criminalizzare in tutta l’Ue alcune condotte, tra cui le mutilazioni genitali femminili, il matrimonio forzato e varie forme di cyberviolenza, come la diffusione non consensuale di immagini intime, il cyberstalking, il cyber harassment e l’incitamento online all’odio o alla violenza. La legge prevede inoltre misure di prevenzione e standard minimi di protezione per le vittime. Ma anche qui il passaggio decisivo non è l’annuncio: è l’attuazione. Gli Stati membri dispongono di tre anni dall’entrata in vigore della direttiva per recepirne le disposizioni nel diritto nazionale. Significa che la fase cruciale è appena cominciata. Il valore politico del testo è evidente, ma la sua efficacia concreta dipenderà dalla qualità del recepimento, dalle risorse messe nei servizi di sostegno, dalla formazione di magistrati e forze di polizia, dalla protezione effettiva delle vittime e dalla capacità di rendere le denunce meno traumatiche e più sicure.

L’illusione dei numeri “freddi”

C’è un paradosso, in queste statistiche. Più i numeri diventano precisi, più rischiano di apparire freddi. 256.302 casi. 98.190 stupri. +5% in un anno. +150% in un decennio. La lingua dei dati è necessaria, ma non basta. Perché la violenza sessuale produce effetti che non entrano tutti nelle tabelle: interrompe biografie, incrina il rapporto con il corpo, altera la fiducia nelle relazioni, nel lavoro, nello spazio pubblico, perfino nella routine quotidiana. La forza di queste rilevazioni europee sta allora proprio qui: nel ricordare che dietro l’aritmetica ci sono esperienze vissute, spesso taciute per anni, a volte per sempre.
Per questo il dato più importante, forse, non è soltanto l’aumento dei reati registrati. È il fatto che l’Europa abbia finalmente strumenti statistici più robusti per misurare un fenomeno a lungo sottostimato. Misurare non significa risolvere. Ma senza misurazione, la politica si muove al buio, e il buio è quasi sempre il luogo in cui la violenza prospera meglio. L’indagine europea sulla violenza di genere, condotta da Eurostat, FRA ed EIGE, serve anche a questo: a trasformare una realtà spesso percepita come privata, episodica o indicibile in una questione pubblica, comparabile, verificabile, e quindi politicamente non eludibile.