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il caso

L'America in guerra col suo Papa: perché Trump cerca di disinnescare Leone XIV

Dal caso Jimmy Lai al nucleare di Teheran, le divergenze strategiche diventano uno strappo storico. Il rischio di frattura con l'elettorato conservatore che nel 2024 aveva scelto il Tycoon

05 Maggio 2026, 13:43

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L'America in guerra col suo Papa: perché Trump cerca di disinnescare Leone XIV

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Nella diplomazia fra Stati, le fratture spesso si palesano nel non detto. Nel caso della crisi in atto tra Casa Bianca e Santa Sede, invece, la rottura si consuma ormai alla luce del sole, a colpi di dichiarazioni pubbliche e toni incendiari. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sferrato un attacco frontale senza precedenti al capo della Chiesa cattolica, accusandolo in diretta televisiva di “mettere in pericolo molti cattolici”. Non un semplice scivolone retorico, ma l’apice di una tensione che da settimane corrode i rapporti fra Washington e il Vaticano, un unicum nella storia diplomatica recente.

L’escalation verbale ha toccato il suo culmine durante un’intervista rilasciata da Trump al commentatore conservatore Hugh Hewitt sul Salem News Channel.

Il pretesto iniziale era una domanda sul caso di Jimmy Lai, editore pro-democrazia di Hong Kong condannato a 20 anni dal regime di Pechino. Il presidente ha assicurato che solleverà la vicenda nel suo imminente viaggio in Cina, salvo poi spostare il fuoco polemico sul presunto silenzio del Pontefice a proposito di Lai, innescando una torsione ideologica utile a mettere sotto processo le scelte vaticane in Medio Oriente.

Trump ha insinuato che le posizioni del Papa lascerebbero a Teheran mano libera sul nucleare, mettendo in pericolo “molti cattolici e molte persone”, e ha riallacciato il filo delle critiche già espresse in aprile, quando aveva definito Leone XIVdebole” sul crimine e “terribile” in politica estera.

Al cuore dello scontro vi è il diverso approccio alla guerra. Fin dalle prime fasi dell’escalation con l’Iran, Papa Leone XIV ha ribadito un’opposizione netta e radicale alla logica delle armi, invocando il cessate il fuoco e denunciando con fermezza la “delusione di onnipotenza” che alimenta il conflitto. I suoi richiami, compreso l’avvertimento che “Dio non benedice alcun conflitto”, sono stati letti alla Casa Bianca come un atto d’accusa capace di minare la legittimazione internazionale della via militare. Se per il Vaticano la priorità resta il negoziato, Trump considera la pressione bellica su Teheran una strategia di “deterrenza” imprescindibile per gli interessi americani.

A complicare ulteriormente il quadro è un dato biografico divenuto inevitabilmente politico: Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, nato a Chicago e asceso al soglio il 18 maggio 2025, è il primo Papa statunitense della storia. Questa comune origine amplifica lo scontro, facendolo scivolare dal piano geopolitico a quello dell’identità profonda degli Stati Uniti.

L’affondo di Trump tocca infatti un nervo scoperto nel suo stesso bacino elettorale: i cattolici americani rappresentano il 19% dell’elettorato adulto e, nel 2024, il 55% di loro ha votato per il Tycoon. La polemica ha già prodotto malessere in ambienti conservatori, poiché il presidente sembra imporre ai fedeli una scelta tra lealtà politica e appartenenza religiosa, generando il paradosso di un leader che tenta di sovvertire l’immagine del Papa, da custode a “minaccia”.

Nel tentativo di raffreddare il clima ed evitare danni duraturi, il Dipartimento di Stato ha incaricato il segretario di Stato Marco Rubio di una missione a Roma e in Vaticano dal 6 all’8 maggio 2026. La scelta non è casuale: cattolico convinto e interlocutore affidabile per le gerarchie, Rubio dovrà tessere una mediazione che l’ambasciatore Usa presso la Santa Sede ha preannunciato come una conversazione “franca” con il cardinale Pietro Parolin.

Oltretevere, tuttavia, non si registrano retromarce. La linea di Leone XIV resta salda, imperniata sul concetto di una pace “disarmata e disarmante” enunciato per la Giornata mondiale della pace 2026. Sarà la missione di Rubio a chiarire se queste visioni apparentemente inconciliabili riusciranno a ritrovare un linguaggio comune o se, per l’amministrazione statunitense, il Papa di Chicago rimarrà una controparte politica da scalzare.