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Romania, sfiduciato dal Parlamento il Governo europeista di Bolojan
A sostenere la caduta dell’esecutivo sono stati soprattutto i deputati del Partito Social Democratico (Psd) e le forze di opposizione.
Il Parlamento della Romania ha approvato una mozione di censura che ha sfiduciato il governo guidato da Ilie Bolojan. Il testo è passato con 281 voti favorevoli, ben oltre la soglia dei 233 necessari. A sostenere la caduta dell’esecutivo sono stati soprattutto i deputati del Partito Social Democratico (Psd) e le forze di opposizione. Il gabinetto resterà ora in carica con poteri limitati all’ordinaria amministrazione fino alla formazione di un nuovo esecutivo.
La sfiducia arriva al termine di una crisi politica maturata nelle scorse settimane, culminata con il ritiro del sostegno da parte del Psd, che aveva denunciato la perdita della maggioranza parlamentare e profonde divergenze sulla linea economica. Il governo Bolojan si era insediato nel giugno 2025 come coalizione filo-europea composta da più forze: i fuoriusciti del Psd (unica compagine di centro-sinistra nella maggioranza), i conservatori liberali del Partito Nazionale Liberale (Pnl), i conservatori di destra di Unione Salvare la Romania (Usr) e l’Unione Democratica Magiara di Romania (Udmr), espressione della minoranza ungherese. Col passare dei mesi, l’alleanza aveva perso coesione su nodi cruciali come le riforme fiscali e la gestione del deficit. Determinante è stato il passaggio del Psd all’opposizione: prima il ritiro dei ministri, poi il sostegno alla mozione insieme ad altre forze, tra cui gli ultranazionalisti dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (Aur).
Durante il dibattito in Aula, le opposizioni hanno accusato il governo di aver aggravato il quadro economico, citando inflazione elevata, rallentamento della crescita e calo del potere d’acquisto. Il premier ha respinto le contestazioni, bollando l’iniziativa come «cinica e artificiale» e rivendicando le misure adottate per contenere il disavanzo. In base alla Costituzione, il presidente della Repubblica, Nicusor Danm, avvierà consultazioni con i partiti per designare un nuovo candidato premier, chiamato a ottenere la fiducia del Parlamento. Gli scenari rimangono aperti: dalla nascita di un nuovo esecutivo di coalizione a un governo di minoranza; in caso di stallo prolungato, non è escluso il ricorso a elezioni anticipate, ipotesi tuttavia di difficile attuazione. La crisi si inserisce in un più ampio contesto di instabilità che da anni segna la politica romena e che oggi rischia di rafforzare ulteriormente le forze antisistema e nazionaliste.