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5 maggio 2026 - Aggiornato alle 18:06
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sociale

Mensa a 1 euro per tutti gli universitari francesi: come funziona la misura approvata da Parigi

Il governo ha stanziato 50 milioni di euro per il 2026 per coprire i costi. Non tutto è compreso nel prezzo fisso, ma è una grande conquista per gli studenti d'Oltralpe

05 Maggio 2026, 18:06

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Mensa a 1 euro per tutti gli universitari francesi: come funziona la misura approvata da Parigi

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La notizia, in sé, è semplice: dal 4 maggio 2026 tutti gli studenti francesi possono accedere al repas à 1 euro, il pasto a tariffa ultra-agevolata nei ristoranti universitari. Fino a quel momento, il prezzo di 1 euro era riservato agli studenti borsisti e ai non borsisti riconosciuti in situazione di precarietà; gli altri pagavano la tariffa sociale ordinaria, cioè 3,30 euro a pasto. Il cambiamento quindi non abolisce un sistema di mensa sovvenzionata: abbassa ulteriormente, e in modo generalizzato, il costo per la platea rimasta fuori dall’agevolazione massima.

La misura era attesa da mesi. La legge di bilancio per il 2026 ne aveva previsto l’estensione a partire da maggio, mentre il Ministero dell’Istruzione superiore, della Ricerca e dello Spazio aveva parlato, a febbraio, di entrata in vigore dal 1° maggio 2026. Nella pratica, però, la rete dei Crous ha organizzato il dispiegamento operativo dal 4 maggio, cioè dal primo lunedì utile del mese. È un dettaglio tecnico, ma importante: segnala che tra decisione politica e applicazione concreta c’è sempre una fase di adattamento territoriale.

Chi ne beneficia 

Il nuovo criterio è molto più largo del precedente: il pasto a 1 euro è accessibile senza condizioni di reddito. Questo significa che non bisogna più dimostrare di essere borsisti né, se non borsisti, passare attraverso una procedura di verifica della propria fragilità economica per ottenere il prezzo minimo.

In concreto, possono beneficiarne i titolari di una carta studente, gli studenti con carta “étudiant des métiers” – cioè apprendisti e alternanti –, i dottorandi e anche i giovani impegnati nel servizio civico. C’è però una condizione operativa precisa: bisogna poter giustificare il proprio status attraverso un account Izly attivo, il sistema di pagamento usato nei campus francesi. In altre parole, non basta presentarsi in mensa: la misura è universalistica per gli studenti, ma resta appoggiata a un’infrastruttura digitale che consente di identificare l’utente e applicare la tariffa corretta.

È qui che emerge una prima differenza rispetto al sistema precedente. Fino all’anno universitario 2025-2026, gli studenti non borsisti in difficoltà dovevano fare domanda attraverso la piattaforma dedicata del Crous, inserendo documenti su redditi, aiuti, affitto, trasporti e altre spese; il servizio sociale valutava poi il dossier. Per i borsisti, invece, il riconoscimento era automatico su Izly una volta ricevuta la notifica della borsa. Con la generalizzazione del pasto a 1 euro, tutta questa distinzione amministrativa viene meno per l’accesso alla mensa agevolata.

Quanto costa davvero un pasto da 1 euro

Il punto più delicato, fin dall’inizio, è stato il finanziamento. A prima vista il prezzo appare simbolico, quasi politico prima ancora che economico. Ma il costo reale del servizio è molto più alto. Nel dibattito all’Assemblée nationale, il costo medio di un pasto servito dai Crous è stato indicato in circa 8 euro; durante lo stesso confronto parlamentare alcuni deputati hanno sostenuto che la misura avrebbe un costo vicino ai 90 milioni di euro a regime. Il ministro Philippe Baptiste ha risposto che l’incremento di stanziamento non era di 30 milioni, come contestato da alcuni, ma di 80 milioni aggiuntivi, insistendo però sul fatto che il vero problema non è solo compensare il differenziale di prezzo, bensì evitare la saturazione del sistema.

Sul piano ufficiale, il ministero ha comunicato a febbraio 2026 un investimento statale di 50 milioni di euro per l’anno in corso, destinato sia a compensare il passaggio generalizzato al prezzo di 1 euro, sia a finanziare misure di accompagnamento, soprattutto sul fronte dell’occupazione. La differenza tra cifre politiche, stime parlamentari e comunicazione governativa racconta bene una cosa: il costo finale e strutturale dell’allargamento è ancora oggetto di tensione e monitoraggio, anche se la decisione è ormai operativa.

Per gli studenti, però, il risparmio è immediato e facilmente misurabile: chi prima pagava 3,30 euro adesso ne paga 1. Su un utilizzo regolare del servizio, il taglio è significativo. Per il sistema pubblico, invece, quel delta va recuperato con trasferimenti, organizzazione e maggiore capacità produttiva.

Il pasto da 1 euro non è “tutto incluso”

C’è poi un altro equivoco da chiarire. Il repas à 1 euro non significa libertà totale di scelta in mensa a prezzo fisso. La formula nazionale prevede un piatto principale e al massimo due elementi aggiuntivi – entrée, formaggio, dessert, frutta. Gli extra si pagano a parte, secondo tariffe decise da ciascun Crous. A Parigi, per esempio, il sistema è tradotto in un vassoio da 6 punti: il piatto vale 4 punti, gli elementi aggiuntivi 1 o 2, e ogni punto supplementare costa 0,55 euro.

Anche sul numero di pasti ci sono limiti precisi. La regola nazionale dice: un solo pasto a 1 euro per servizio. Nei luoghi aperti anche la sera, questo può voler dire fino a due pasti al giorno, uno a pranzo e uno a cena; ma non è consentito cumulare più pasti agevolati nello stesso servizio orario. Il meccanismo serve a contenere gli abusi e, soprattutto, a distribuire la domanda.

Dove si applica: non solo mense, ma con differenze locali

Dire che la misura vale “in tutta la Francia” è corretto, ma non basta. Il perimetro reale è quello della rete Crous, cioè i Centres régionaux des œuvres universitaires et scolaires, il grande sistema pubblico che gestisce alloggi, servizi e ristorazione per gli studenti. Secondo il sito nazionale dei Crous, la rete dispone di più di 800 punti vendita per la ristorazione; il rapporto d’attività 2024 parla addirittura di più di 900 punti di vendita, ai quali si aggiungono strutture convenzionate. Il punto politico, però, è che il governo e il network parlano della misura come riferita all’insieme dei ristoranti universitari Crous, e “quando possibile” anche ad altri punti di vendita del sistema, come le cafeterie. È questa la ragione per cui alcuni articoli parlano di circa 800 mense: il numero varia a seconda che si contino solo i ristoranti o tutti i punti ristoro del network.

La copertura, dunque, è nazionale ma non uniforme nella forma. Il quadro nazionale definisce le regole comuni; poi ogni Crous territoriale traduce quelle regole in una propria “feuille de route”, una tabella di marcia locale. A Parigi, per esempio, il pasto a 1 euro è stato esteso sia ai ristoranti sia alle cafeterie universitarie, con formule calibrate sul sistema a punti e con due servizi distinti, uno prima delle 15 e uno dopo. Altrove l’offerta serale o le modalità in cafetéria possono variare in base agli spazi, ai flussi e al personale disponibile.

Questo è un passaggio centrale per capire la misura: l’universalità del prezzo non cancella le differenze territoriali nell’offerta. Uno studente di un grande campus metropolitano, con più ristoranti e aperture serali, non ha esattamente la stessa esperienza di chi studia in un’area meno servita.