diplomazia
Il papa: «Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, lo faccia», ma la visita di Rubio resta confermata
L'ambasciatore statunitense nella Santa Sede ammette che sarà "una conversazione franca". Strada in salita anche per lui che non ha ottenuto un viaggio del papa negli Usa
di Manuela Tulli
Lo stupore, nei corridoi vaticani, è palese. In diversi, anzi, restano attoniti, con l'attacco che arriva nel giorno di riposo di Leone XIV a Castel Gandolfo. Perché i toni di Donald Trump ormai non sorprendono più nessuno ma molti, dopo l'udienza accordata al Segretario di Stato Usa Marco Rubio, credevano che dalla Casa Bianca si volesse cambiare registro. In ogni caso l'incontro tra il Papa e Rubio, di giovedì mattina, alla fine resta confermato, anche perché, fanno notare fonti vaticane, l'agenda del Pontefice non viene cambiata sull'onda di dichiarazioni più o meno umorali.
E lo stesso Leone, uscendo da Castelgandolfo, lo dice chiaramente: "La missione della Chiesa è predicare il Vangelo e la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, lo faccia", ricordando nel merito che "la Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari". "Quindi non c'è nessun dubbio - ha ribadito -. Spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio". Con il Segretario di Stato Usa Marco Rubio "spero in un buon dialogo, con fiducia e con apertura, per arrivare a comprenderci bene. Penso che i temi per i quali viene non sono quelli di oggi", ha detto il Papa alludendo alle parole di Donald Trump. "Vediamo", ha aggiunto.
Sta di fatto che il faccia a faccia tra il Papa e Rubio si presenta, soprattutto per quest'ultimo, un'impresa tutta in salita. Lo fa capire l'ambasciatore americano presso la Santa Sede Brian Burch che ha detto di attendersi "una conversazione franca". "Le nazioni hanno divergenze, e credo che uno dei modi per superarle sia attraverso la fraternità e un dialogo autentico", ha affermato il diplomatico aggiungendo: "Credo che il Segretario venga qui con questo spirito".
In salita è anche il suo mandato di ambasciatore: avrebbe dovuto portare a casa il viaggio del Papa negli Stati Uniti, che quest'anno celebrano i 250 anni della Dichiarazione d'indipendenza. Se invece una cosa è certa, è proprio che quest'anno il Papa di Chicago non tornerà a casa. Anzi nell'emblematica data del 4 luglio sarà a Lampedusa tra i migranti. Il Papa e il Vaticano tirano dritto dunque per la loro strada. Lo ha detto esplicitamente il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, "piaccia o non piaccia". Ma è evidente che non conviene a nessuno dei due chiudere le porte del dialogo.
La diplomazia vaticana, che non ha né territorio né interessi specifici da difendere, per suo dna parla con tutti. Tanto più con la potenza più importante a livello geopolitico che, in questo tornante della storia, coincide anche, per la prima volta, con la stessa patria del Pontefice. Dialogo aperto sempre, ma tenendo conto che "il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo, la pace - ha ricordato ancora Parolin - come direbbe San Paolo" in ogni occasione "opportuna e inopportuna'".
Grande attesa dunque per giovedì 7, per verificare non tanto un avvicinamento su Medio Oriente e gli altri delicati dossier, considerate le grandissime distanze tra chi pensa alla risoluzione dei problemi con le armi, gli Usa, e chi invoca un disarmo generale, il Papa. Ma si vedrà se almeno il confronto potrà tornare su un binario di dialogo diplomatico, come d'altronde tutti auspicano. E intanto nell'agenda del Papa entra per il 9 maggio un'altra udienza, quella con il primo ministro di Haiti Alix Didier Fils-Aimé, paese del continente americano da anni ostaggio della criminalità e dell'instabilità politica. A dimostrazione che lo sguardo della diplomazia vaticana resta aperto a trecentosessanta gradi.