la sentenza
Spionaggio, vendeva atti riservati ai russi: definitivi 20 anni per Biot
La decisione della Cassazione. Era già stato condannato a oltre 29 anni nel processo militare
In un parcheggio di un supermercato di Roma, il 30 marzo del 2021, venne arrestato mentre cedeva documenti riservati, in cambio di denaro, a funzionari dell'ambasciata russa. Per questa vicenda l'ufficiale di Marina, Walter Biot dovrà scontare in via definitiva altri 20 anni di carcere. Lo hanno stabilito i giudici della prima sezione penale di Cassazione che hanno rigettato il ricorso presentato dai difensori.
Per questa vicenda il militare, attualmente detenuto nel carcere di Velletri, era già stato condannato, sempre in via definitiva, a 29 anni e due mesi nel procedimento sviluppato davanti al tribunale militare per violazione del segreto militare in cambio di denaro. Allo stato, dunque, Biot dovrà scontare una pena complessiva a quasi 50 anni di carcere.
Davanti ai magistrati ordinari il 60enne era accusato di rivelazione di notizie che per la sicurezza nazionale dovevano rimanere segrete, spionaggio e corruzione. I supremi giudici hanno, quindi, accolto la richiesta della Procura generale.
Nella memoria del pg Marco Dall'Olio afferma che è "fuor di dubbio" che "lo scambio vi sia stato e che esso avesse ad oggetto dei documenti classificati come riservati Nato", come è altrettanto certo che ciò fosse avvenuto in favore di un'autorità straniera, e dietro pagamento di una somma di denaro. Circa il contenuto dei documenti "si è detto come essi siano del tutto indivulgabili, indipendentemente dall'apposizione del segreto di Stato da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri ... e che il loro contenuto, poi, non debba e non possa essere conosciuto è in qualche modo l'in sè del reato di cui ci si occupa".
Il capitano di fregata - sposato e con 4 figli - venne arrestato in flagranza dai carabinieri del Ros. Cinquemila euro la somma ricevuta da Dimitri Ostroukhov, assistente dell'addetto militare dell'ambasciata russa a Roma, Alexey Nemudrov, in cambio di una scheda Sd che conteneva una serie di atti fotografati da Biot nel suo ufficio presso lo Stato Maggiore della Difesa, settore Politica militare e pianificazione, che si occupa della proiezione di tutti gli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e della polizia internazionale delle forze armate italiane sotto l'egida Nato, Ue e Onu.
Si tratta di una serie di documenti: 47 notizie 'Nato secret', 57 'Nato confidential' e 9 con classifica 'riservatissimo'. Agli atti dell'indagine ci sono anche tre video del 18, 23 e 25 marzo del 2021 in cui l'ufficiale è immortalato mentre fotografa dal pc i documenti da consegnare ai funzionari di Mosca.
Nelle motivazioni della sentenza di secondo grado i giudici di piazzale Clodio scrivono che "non è stato acquisito alcun documento attestante che il funzionario russo era in possesso della patente di 'spia', è stato comunque accertato che era un agente diplomatico dell'Ambasciata russa accreditato presso il Ministero degli Affari Esteri ... ma l'oggetto dello scambio prezzolato e tutto il contesto delle condotte poste in essere dai protagonisti della vicenda non consentono di ipotizzare che la cessione di documenti segreti e riservati sia avvenuta in favore di persona diversa da un soggetto agente per conto e nell'interesse della Russia".