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Garlasco

Garlasco: dall'audio in auto allo scontrino, ecco cosa ha riaperto il caso dell'omicidio di Chiara Poggi

Delle intercettazioni evocano un rifiuto e un presunto video intimo collegati all'indagato Andrea Sempio. Così i pm di Pavia hanno riscritto il delitto

07 Maggio 2026, 07:59

08:00

Andrea Sempio

Andrea Sempio

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La svolta, questa volta, non arriva da una traccia di sangue né da un’impronta sulla scena del crimine. Arriva da un abitacolo chiuso, da una voce registrata mentre l’auto corre e nessuno, all’apparenza, ascolta. È lì che gli inquirenti collocano uno dei tasselli più delicati e potenzialmente più dirompenti della nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Un audio captato il 14 aprile 2025, molti anni dopo il delitto e poco più di un mese dopo la riapertura del fascicolo, in cui Andrea Sempio, secondo la lettura della Procura di Pavia, farebbe riferimento a un tentativo di avvicinamento respinto dalla giovane e a un video intimo che coinvolgerebbe Chiara Poggi e Alberto Stasi. La difesa contesta radicalmente questa interpretazione e sostiene che quelle parole siano spiegabili in altro modo. Ma intanto l’effetto è già evidente: il caso, ancora una volta, cambia assetto.

Il punto da cui riparte tutto

Per capire il peso di queste intercettazioni bisogna tornare alla traiettoria giudiziaria del caso. Per l’omicidio di Chiara Poggi, l’allora fidanzato Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni dalla Cassazione nel dicembre 2015. Quella sentenza, però, non ha mai spento davvero il conflitto pubblico e investigativo attorno a Garlasco, segnato negli anni da ricostruzioni controverse, perizie contrastanti e nodi rimasti aperti. Nel marzo 2025 la Procura di Pavia ha riaperto l’inchiesta iscrivendo nuovamente nel registro degli indagati Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, già finito sotto indagine e poi archiviato nel 2017.

La novità di queste settimane è che i magistrati non stanno più lavorando soltanto su elementi tecnici già noti al pubblico — Dna, impronte, scontrino del parcheggio di Vigevano, telefonate dei giorni precedenti al delitto — ma stanno tentando di dare un nome più preciso al possibile movente. È qui che entra in scena la registrazione ambientale eseguita nell’auto di Sempio. Secondo la ricostruzione riferita da RaiNews, la conversazione monologata conterrebbe frasi su tre chiamate, su una richiesta di vedersi e su un rifiuto netto da parte di Chiara. Sempre secondo gli inquirenti, nello stesso flusso di parole comparirebbe anche l’accenno a un video intimo che il giovane avrebbe visto e che avrebbe, questa è la tesi dell’accusa, alimentato un’ossessione nei confronti della vittima.

Cosa dicono davvero gli audio, e cosa no

Il primo punto da fissare, con precisione, è questo: non siamo davanti a una prova già cristallizzata processualmente, ma a un materiale investigativo la cui interpretazione è oggetto di scontro. La Procura di Pavia legge quelle parole come un’autonarrazione involontaria di fatti rimasti finora nell’ombra. La difesa, al contrario, sostiene che Andrea Sempio fosse semmai intento a ripetere o commentare elementi ascoltati in televisione, in mesi in cui il caso era tornato a occupare stabilmente talk show e trasmissioni di approfondimento. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia hanno parlato di captazioni spiegabili e di trascrizioni piene di passaggi classificati come “non comprensibile”, dunque da maneggiare con estrema cautela.

Ed è proprio questo il punto più sensibile: l’audio, da solo, non basta a descrivere una verità. Conta il modo in cui viene trascritto, contestualizzato, confrontato con gli altri atti. Nel testo riportato da RaiNews, una delle frasi attribuite a Sempio suona come il racconto di un contatto telefonico finito male: “non ci voglio parlare con te”, “riusciamo a vederci?”, “mi ha messo giù”. Per la pubblica accusa sarebbe il segno di un approccio respinto; per la difesa, invece, una rielaborazione confusa di notizie già circolate. Anche il passaggio sul video — che gli investigatori ritengono significativo — resta immerso in un linguaggio frammentario, spezzato, lontano dalla nettezza di una confessione. In un’inchiesta così esposta mediaticamente, ogni parola pesa, ma pesa ancora di più il rischio di attribuirle un significato definitivo troppo presto.

La nuova ipotesi della Procura: il rifiuto come innesco

Non è un dettaglio laterale. Il possibile rifiuto di Chiara Poggi è diventato, nelle ultime mosse della Procura di Pavia, il perno del possibile movente. Nell’invito a comparire notificato a Andrea Sempio, i magistrati hanno contestato l’omicidio volontario aggravato, ipotizzando che la ragazza sia stata uccisa “per motivi abietti”, riconducibili all’odio maturato dopo il rifiuto di un “approccio sessuale”. È un salto di qualità nell’impostazione accusatoria: non più soltanto un mosaico di indizi tecnici da comporre, ma una storia possibile del perché. E per sostenerla gli inquirenti hanno affiancato agli altri elementi anche queste intercettazioni inedite.

Sempre nell’atto contestato a Sempio, la Procura parla di omicidio aggravato anche dalla crudeltà, richiamando l’efferatezza dell’azione e il numero delle ferite, indicate in almeno 12 lesioni tra cranio e volto. È un’impostazione severissima, che fotografa la convinzione investigativa maturata a Pavia nelle fasi finali della nuova indagine. Ma anche qui la prudenza è d’obbligo: si tratta della tesi accusatoria, non di un accertamento giudiziale definitivo.

Il nodo del video: tra file privati, ipotesi investigative e versioni opposte

Il riferimento al presunto video intimo è forse il tratto più delicato e più opaco di tutta la nuova ricostruzione. Secondo la lettura degli investigatori, Sempio avrebbe visto immagini private che riguardavano Chiara Poggi e Alberto Stasi, e ne avrebbe persino parlato con la ragazza. Se così fosse, per la Procura, quel materiale avrebbe contribuito a trasformare l’interesse in fissazione. Ma su questo fronte si addensano smentite, distinguo e cautele.

Negli ultimi mesi il tema dei file presenti nel computer di Stasi era già riemerso. I legali della famiglia Poggi hanno sostenuto, sulla base di un approfondimento informatico, che la sera prima del delitto Chiara avrebbe aperto una cartella del pc di Stasi contenente materiale pornografico catalogato. I difensori di Stasi hanno però replicato contestando il valore e l’interpretazione di quel dato. In altre parole: l’esistenza di un tema “file privati” attorno alle ore precedenti l’omicidio è documentata nel dibattito processuale e peritale recente, ma il passaggio ulteriore — cioè l’esistenza e la circolazione del video evocato nell’audio — resta uno dei segmenti più fragili e controversi dell’intera nuova inchiesta.

Anche per questo l’ascolto di Marco Poggi assume rilievo. Il fratello di Chiara, sentito in Procura insieme ad altri testimoni in questi giorni, è stato chiamato a confrontarsi anche con gli elementi nuovi emersi nelle indagini. La sua posizione, così come quella dei legali della famiglia, resta distante dalla ricostruzione fondata su queste intercettazioni. Ed è significativo che proprio sul fronte dei video si sia registrata una netta resistenza ad accogliere come certa la narrazione che l’accusa prova a costruire.

Un audio nuovo dentro un fascicolo pieno di vecchi nodi

Le intercettazioni del 2025 non arrivano nel vuoto. Si innestano in un fascicolo che da oltre un anno sta rimettendo in circolo molti degli elementi già emersi in passato e altri sviluppati con nuove consulenze. Tra questi ci sono il Dna trovato sulle e sotto le unghie di Chiara Poggi, le analisi sulle impronte, la cosiddetta impronta 33, le telefonate effettuate a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto e lo scontrino del parcheggio di Vigevano, ritenuto dagli inquirenti un possibile falso alibi o comunque un elemento da riesaminare.

In fondo, il dato più impressionante non è soltanto che un’inchiesta di quasi due decenni continui a produrre nuovi materiali. È che continui a produrre nuove domande. E stavolta la più scomoda nasce da una scena minima, quasi banale: un uomo solo, al volante, che parla come se nessuno dovesse sentirlo. Proprio per questo, adesso, lo stanno ascoltando tutti.