Astrofisica
Parmitano: la crisi tra NASA ed ESA è l'occasione per un'astronave europea e l'accesso indipendente allo spazio
L'Italia protagonista con ESM e MPH nell'esplorazione lunare sostenibile e nella corsa alle risorse spaziali
«Sarebbe un peccato non trarre vantaggio da questa crisi. Direi che è il momento giusto per ottenere, sul piano politico, la volontà di investire in un progetto che porti gli astronauti europei a volare su un’astronave europea».
Luca Parmitano, astronauta dell’Esa, intervenendo a margine di un incontro con studenti organizzato dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea.
Parmitano ha sottolineato come, «nonostante il cambio del programma Gateway che al momento è sospeso», l’Esa mantenga «elementi indispensabili per l’esplorazione lunare, che sono ancora parte del nostro portfolio».
Per questo, ha spiegato, «lo sforzo in questo momento dei nostri direttorati è quello di vedere come recuperare le parti indispensabili del programma, come inserirle in un nuovo contesto e come ristabilire una forte leadership in questa grande corsa allo spazio».
L’astronauta ha ribadito la necessità di un accesso autonomo europeo all’orbita: «La nostra volontà di astronauti, espressa già cinque anni fa nel nostro manifesto, è quella di avere comunque un accesso indipendente allo spazio. Siamo stati un po’ profetici: se diventiamo solo clienti di un’azienda privata, i nostri valori europei — collaborazione, cooperazione, scienza per tutti, tecnologia per tutti, apertura di ponti e non chiusura di confini — non possono essere portati sul tavolo. Non si può, se non abbiamo un nostro accesso indipendente allo spazio».
Sul traguardo di Marte, Parmitano ha osservato: «Ho sempre pensato che tutto ciò che è pensabile è anche possibile. Quindi sta a noi, e alla nostra volontà, scegliere un obiettivo e realizzarlo».
E ha ricordato il percorso della cosiddetta «generazione Artemis»: «Dopo aver volato sulla Stazione spaziale internazionale, il progetto per noi è continuare la nostra carriera e il nostro contributo sul programma Artemis verso la Luna. Marte è mille volte più lontano della Luna, ma stiamo preparando le basi per i futuri astronauti».
Quanto alla prospettiva di un italiano sul suolo lunare, Parmitano ha definito l’ipotesi «più che immaginabile, direi auspicabile. Speriamo che sia parte del nostro futuro». E ha aggiunto: «Chiaramente come operatore lo spero davvero, poi tutto può cambiare, tutto evolve. L’idea è avere anche astronauti europei e noi italiani siamo pronti a iniziare un addestramento in caso di un’eventuale assegnazione».
Riguardo al contributo nazionale in Artemis, ha evidenziato: «L’Agenzia spaziale europea è uno dei partner principali del programma. Lo abbiamo visto con Artemis 1 e Artemis 2. Il nostro Modulo di Servizio Europeo è indispensabile per l’unica astronave che al momento è in grado di portare esseri umani sulla Luna; l’Italia, che dell’Esm realizza il modulo pressurizzato, è quindi uno dei protagonisti».
E ha ricordato «le recenti dichiarazioni politiche, ma anche dell’Agenzia spaziale italiana, sugli accordi per la costruzione del modulo Mph — multiple purpose habitat», che «portano l’Italia al centro della conversazione per tutto ciò che riguarda l’esplorazione di superficie».
La differenza rispetto all’era Apollo, ha rimarcato, è «l’esplorazione sostenuta e sostenibile delle operazioni di superficie», che richiede habitat dove «gli astronauti possano ripararsi, togliere lo scafandro, stoccare derrate alimentari e svolgere esperimenti: si comincia proprio dall’Italia».
Infine, l’importanza strategica della Luna: «È sempre più importante volare sulla Luna, soprattutto in un momento in cui ci rendiamo conto che le terre rare e le risorse terrestri sono un punto di contenzioso: non sono infinite, sono limitate qui sulla Terra, mentre nello spazio sono risorse infinite».
E ha concluso: «L’umanità si è sempre allargata utilizzando risorse sulla Terra; adesso è il momento di andare a cercare altrove per proteggere il nostro pianeta e per preservarlo per le generazioni future».