l'allarme
Pronto soccorso in crisi: nove su dieci ricorrono ai gettonisti, organici adeguati solo per l'11%
Agenzie e contratti extra, con accessi in aumento, boarding e scarsa integrazione col territorio
Nove Pronto soccorso su dieci sono costretti a rinforzare gli organici per garantire i turni, ricorrendo a medici “gettonisti”, prestazioni aggiuntive e incarichi libero-professionali; solo l’11% dichiara dotazioni adeguate. Nel 29% dei casi si fa ancora uso di agenzie di servizi, nonostante le indicazioni del Ministero.
È quanto emerge dall’indagine istantanea della Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (Simeu), condotta su circa 3 milioni di accessi nel 2025.
Secondo la Simeu, il ricorso strutturale ai “gettonisti” «non è più accettabile» come modello organizzativo.
«La scelta dei medici gettonisti nasce come soluzione flessibile e talvolta economicamente vantaggiosa per garantire la copertura dei servizi, ma si afferma soprattutto dove mancano alternative stabili nel sistema pubblico — spiega Alessandro Riccardi — Quando invece esistono condizioni organizzate e attrattive, il ricorso a queste figure tende a ridursi».
La risposta, sottolinea, deve essere di sistema: «Interventi su emergenza-urgenza, stipendi, riconoscimento professionale e tutele previdenziali, insieme al riconoscimento della natura usurante del lavoro e a migliori condizioni organizzative».
Dal monitoraggio Simeu risulta inoltre un incremento degli accessi del 3% rispetto al 2024 e di oltre il 6% sul 2023. I ricoveri restano stabili al 13%, mentre il “boarding” si conferma una criticità rilevante «perché lede la dignità dei pazienti e contribuisce all’abbandono della professione da parte degli operatori».
Il raccordo tra ospedale e territorio rimane fragile: solo lo 0,7% degli accessi viene trasferito in strutture extraospedaliere; il 38% degli ospedali non dispone di dati attendibili; la collaborazione è stabile nel 36% dei casi con la sanità territoriale e nel 50% con i servizi sociali.
«La continuità assistenziale tra ospedale e territorio è il pilastro del futuro del Servizio sanitario nazionale — conclude Riccardi — ma senza sistemi di rilevazione e integrazione efficaci, la pressione sui Pronto soccorso diventerà insostenibile».