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7 maggio 2026 - Aggiornato alle 23:18
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l'ultimatum

Trump dà all'Ue tempo fino al 250° anniversario degli Stati Uniti: «Onorate l'accordo o i dazi schizzeranno»

Al centro l'accordo commerciale di Turnberry, c'è stata una telefonata con la presidente Ursula von der Leyen

07 Maggio 2026, 21:49

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Sei ore di trattative serrate, iniziate mercoledì sera e concluse a notte fonda, non sono bastate a chiudere l’intesa sui dazi con gli Stati Uniti. Il trilogo tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo si è concluso con “progressi sostanziali”, ma senza il via libera all’accordo di Turnberry. “L’ok ci sarà il 19 maggio”, hanno assicurato le parti, con lo sguardo rivolto a Washington e alla possibile reazione di Donald Trump.

La risposta del presidente americano è arrivata poche ore dopo. Non una minaccia, ma un ultimatum dai tempi definiti e, per ora, ragionevoli: “Se entro il 250° compleanno degli Usa”, il 4 luglio, “l’Europa non rispetterà l’accordo, le tariffe schizzeranno immediatamente a livelli ben più elevati” del 15% previsto. Trump lo ha comunicato direttamente alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, in una conversazione telefonica. Chi temeva un’immediata imposizione del 25% su auto e camion europei ha tirato un sospiro di sollievo.

“Attendo pazientemente che l’Ue onori la propria parte dello storico accordo commerciale che abbiamo siglato a Turnberry, in Scozia: il più grande accordo commerciale di sempre”, ha sottolineato il presidente, che con von der Leyen ha toccato anche i principali dossier internazionali, a cominciare dalla crisi con l’Iran.

Già alcune ore prima il commissario europeo Maroš Šefčovič aveva provato a rassicurare gli Stati Uniti, nonostante la fumata nera del negoziato notturno: “Stiamo compiendo progressi significativi e abbiamo già ottenuto molto – anche se, ovviamente, nulla è concordato finché non è tutto concordato. L’obiettivo rimane triplice. In primo luogo, dimostrare che l’Ue mantiene le promesse e onora i propri impegni. In secondo luogo, garantire un risultato che rispetti pienamente la dichiarazione congiunta Ue-Usa. In terzo luogo, tutelare gli interessi delle parti interessate dell’Ue, anche dotando la Commissione degli strumenti necessari per garantire che la dichiarazione congiunta Ue-Usa sia fedelmente attuata da entrambe le parti”.

Il pressing della Commissione per un via libera il 19 maggio sarà costante nei prossimi giorni. Parallelamente, Palazzo Berlaymont potrebbe dare parziale sponda alle richieste del Parlamento europeo, ossia mantenere nello schema dell’intesa le cosiddette clausole “sunrise” e “sunset”, inserite nel passaggio legislativo a Strasburgo come garanzia in caso di mancato rispetto degli impegni da parte degli Usa. È difficile che entrambe sopravvivano al negoziato — non piacciono al PPE e non entusiasmano l’Esecutivo comunitario — ma una mediazione che preservi un adeguato sistema di tutele di fronte all’imprevedibilità di Trump appare alla portata.

“Al momento c’è un compromesso sugli elementi più importanti ma abbiamo ancora bisogno di un’implementazione” su alcuni aspetti “e sono sicuro che nel prossimo incontro, o il 12 o il 19 maggio, si troverà un accordo, sono positivo al riguardo”, ha osservato il presidente della commissione Commercio del Parlamento europeo, Bernd Lange.

La telefonata tra Trump e von der Leyen definisce il perimetro commerciale dei prossimi due mesi, ma la postura di Washington non cambia. Non a caso, l’ambasciatore Usa presso l’Ue, Andrew Puzder, ha incontrato la vicepresidente del Parlamento europeo ed eurodeputata dei Patrioti, Mieke Andriese, con un focus proprio sulle tariffe. Gli Stati Uniti sanno che, in Plenaria, il fronte anti-Trump è cresciuto negli ultimi mesi e cercano di consolidare il sostegno nei gruppi tradizionalmente più vicini al movimento MAGA.