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il conflitto

Hormuz, tornano gli scontri tra Usa e Iran: missili sui porti, esplosioni nel Golfo. Rischio nuova escalation

Tra versioni opposte e una tregua sempre più fragile, Teheran prova a consolidare il controllo sulla rotta energetica più strategica del mondo, mentre Washington valuta nuove mosse militari e diplomatiche per garantire la libertà di navigazione nel Golfo Persico

08 Maggio 2026, 07:04

09:21

Hormuz, tornano gli scontri tra Usa e Iran: missili sui porti, esplosioni nel Golfo. Rischio nuova escalation

Lo Stretto di Hormuz torna a essere uno dei punti più caldi del pianeta. Nella notte tra venerdì e sabato, tra accuse reciproche, intercettazioni missilistiche e attacchi rivendicati, la tensione tra Stati Uniti e Iran è nuovamente salita ai massimi livelli, alimentando il timore di una ripresa aperta del conflitto nel Golfo Persico.

Poco prima della mezzanotte italiana, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato almeno due operazioni militari contro obiettivi iraniani, indicando come bersagli installazioni militari nell’area portuale di Bandar Abbas e sull’isola di Qeshm, due snodi strategici per il controllo dello stretto.

«Mentre i cacciatorpediniere lanciamissili della Marina statunitense attraversavano lo Stretto di Hormuz diretti verso il Golfo dell’Oman, le forze statunitensi hanno intercettato attacchi iraniani non provocati e hanno risposto con azioni di autodifesa», si legge nella nota diffusa dal Centcom.

Una ricostruzione respinta con forza da Teheran, che accusa invece Washington di aver violato il cessate il fuoco colpendo due unità navali iraniane in transito nello stretto, sostenendo di aver reagito soltanto in risposta all’attacco americano.

Nelle stesse ore, secondo fonti locali ancora in fase di verifica, forti esplosioni sarebbero state avvertite anche ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, alimentando ulteriormente il clima di allarme nell’intera regione.

Da Washington, tuttavia, arriva il tentativo di contenere la portata politica e militare degli eventi. L’amministrazione americana assicura che non si tratta di una ripresa formale delle ostilità, ma il quadro sul terreno racconta una realtà molto più fragile: senza un’intesa sullo sblocco della rotta commerciale più sensibile del mondo, il rischio di escalation appare concreto.

A inasprire ulteriormente il confronto è stata la mossa annunciata da Teheran nelle ultime ore: la creazione di una nuova agenzia governativa incaricata di controllare, registrare e tassare le navi in attraversamento nello Stretto di Hormuz. Una decisione interpretata da osservatori internazionali come il tentativo iraniano di imporre un nuovo equilibrio di forza sul corridoio marittimo da cui passa una quota significativa del commercio energetico mondiale.

L’iniziativa ha immediatamente riacceso le preoccupazioni delle monarchie del Golfo. Secondo fonti diplomatiche, Stati Uniti e Paesi alleati starebbero lavorando a una nuova risoluzione da presentare alle Nazioni Unite con l’obiettivo di garantire la libertà di navigazione, rafforzare la sicurezza dei convogli commerciali e avviare nuove operazioni di sminamento lungo la rotta.

Non è la prima volta che Washington tenta una risposta muscolare. Solo pochi giorni fa Donald Trump aveva autorizzato “Project Freedom”, l’operazione navale pensata per scortare le circa 1.500 navi commerciali rimaste bloccate nello stretto, con oltre 20mila marittimi a bordo. Il piano, però, si era arenato in meno di 36 ore a causa delle resistenze diplomatiche, inclusa quella dell’Arabia Saudita.

Ora, secondo fonti dell’amministrazione americana citate dal Wall Street Journal, la Casa Bianca starebbe rivalutando la possibilità di riattivare l’operazione. Un cambio di scenario potrebbe arrivare proprio dai partner regionali: Arabia Saudita e Kuwait avrebbero infatti dato disponibilità all’utilizzo di basi militari e dello spazio aereo, un’opzione che in precedenza era stata negata.

Il Golfo, ancora una volta, si ritrova così sospeso tra deterrenza e guerra aperta. E tutto passa da poche decine di chilometri d’acqua: quelli dello Stretto di Hormuz.