Prevenzione
Hantavirus, Rezza: «Ecco come si trasmette»
I focolai restano controllabili con isolamento e quarantena
La trasmissione da uomo a uomo per via respiratoria dell'Hantavirus è possibile ed è già stata documentata in passato, tuttavia gli eventuali focolai sono controllabili. A sottolinearlo all'ANSA è Giovanni Rezza professore di Igiene e Sanità pubblica all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che evidenzia al contempo la possibilità che esistano anche dei 'superdiffusori' del virus, con cariche virali maggiori.
«Già in precedenti focolai di Hantavirus si è visto che è possibile la trasmissione da uomo a uomo per via respiratoria, attraverso le goccioline di saliva o il respiro, tuttavia gli eventuali focolai sono controllabili. Infatti - spiega Rezza - il contagio avviene probabilmente a partire da soggetti che presentano sintomi e che possono pertanto essere prontamente isolati».
L'evidenza, precisa, «è in uno studio del 2020 sul New England Journal of Medicine, che riportava un focolaio di oltre 30 casi in una località dell'Argentina. Si partiva da tre casi iniziali di persone infettatasi attraverso i ratti, ma a loro volta questi avevano infettato altri soggetti. In questo circostanza si è visto che con misure di contenimento semplici come l'autoisolamento dei malati e l'auto-quarantena domiciliare dei contatti, il focolaio venne messo subito sotto controllo.
È chiaro che se ci sono stati tutti questi contagi a partire dagli iniziali tre, il virus si può trasmettere per via respiratoria dalla persona malata ad altri attraverso goccioline di saliva o per via aerosol del respiro. I fattori di rischio maggiori sono però il contatto ravvicinato e prolungato, ed è questo il caso della nave mv Hondius dove si è verificato un focolaio di Hantavirus».
Si sapeva già, dunque, ribadisce l'esperto, che «in determinate condizioni il virus può essere trasmesso per via respiratoria e si sospetta anche che ci possano essere dei superdiffusori, cioè dei soggetti con cariche virali tali da trasmettere l'infezione di più di altri facendo così partire delle catene di trasmissione».
Tuttavia, chiarisce Rezza, «è abbastanza facile identificare tali soggetti perché in genere sono soggetti che mostrano sintomi, anche gravi; quindi una volta identificati, vanno poi identificati i contatti, ovvero coloro che hanno avuto dei rapporti col superdiffusore, da sottoporre ad autoquarantena». È inoltre probabile, rileva, che «i soggetti asintomatici non diffondano l'infezione e bastano metodi di contenimento anche semplici per controllare i focolai».
«Il problema, nel caso del focolaio sulla nave Hondius - conclude Rezza - è che il primo caso non è stato identificato come potenzialmente contagioso».