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Scontri

Garlasco, i legali dei Poggi insorgono: «Indagini condizionate e poco trasparenti»

Per l'informativa del Nucleo investigativo di Milano, così come rivelato da intercettazioni sulla famiglia della vittima, ci sono sospetti di commistione con Andrea Sempio e contraddizioni nelle testimonianze del fratello di Chiara

08 Maggio 2026, 17:31

17:40

I genitori di Chiara Poggi in una foto dell'epoca del delitto

I genitori di Chiara Poggi in una foto dell'epoca del delitto

Nelle ore in cui la nuova inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Chiara Poggi entra nella sua fase finale, la famiglia della vittima che durante quest'ultimo anno in cui sono state condotte le indagini è sempre rimasta in silenzio, ha deciso di continuare a rispettare quel silenzio ma in qualche modo di esternare alcune considerazioni attraverso una nota dei due avvocati, Compagna e Tizzoni, che la rappresenta.

"Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima, la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio. Rileviamo inoltre che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento. Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici, concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l'omicidio di Chiara ed interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza. Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento".

La nota suona come una risposta all'informativa dei Carabinieri che contiene anche le intercettazioni tra i genitori e il fratello di Chiara Poggi dalle quale «emerge chiaramente come vi sia certamente una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio», rappresentato anche dall’avvocata Angela Taccia. Ovvero una «situazione di anomalia nell’intreccio tra indagato e famiglia Poggi». Lo scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano in una parte dell’annotazione finale della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, nella quale riportano quegli ascolti effettuati su Giuseppe e Marco Sempio e su Rita Preda, mamma di Chiara Poggi, e anche le testimonianze del fratello della vittima e dei suoi amici della "vecchia" comitiva.

Si tratta dei passaggi dell’informativa in cui gli investigatori segnalano una «modificazione» delle testimonianze rese da Marco Poggi nel verbale del 20 maggio 2025 rispetto a quelle rese «nell’arco di 18 anni e confermate fino a due mesi prima». E parlano del suo «atteggiamento oppositivo» e della sua "difesa d’ufficio di Andrea Sempio". Dal verbale viene fuori lo scontro tra gli investigatori e il fratello della vittima. Quando, ad esempio, gli fanno presente che l’inchiesta è stata riaperta «in seguito a una perizia» sulla «presenza del Dna di Sempio», Marco Poggi dice: «Questo però non è vero, scusi (...) non è una perizia». E ancora: «Perché voi ipotizzate che l'assassino sia andato fino a quel gradino? (...) Io vi dico per me non c'entra, non c'entra niente (...) io più che dirvi che c'è la possibilità che andavamo in cantina, che siamo andati in cantina non so». Secondo i carabinieri, il giovane «prosegue fino al punto di accusare i propri interlocutori di volerlo manipolare». Mentre lui ribadisce: «Ripeto, per quello che ho vissuto (...) tra Sempio Andrea e mia sorella non c'era alcun contatto».

Il verbale va avanti su questa falsariga, mentre gli investigatori, si legge, sono convinti anche che Marco Poggi avrebbe visto, assieme all’amico Andrea, un video intimo della sorella e di Alberto Stasi. E scrivono che pure «gli inquirenti dell’epoca» ne erano «pienamente consapevoli» e che il «dubbio» lo avrebbero avuto anche «i genitori».

Sempre secondo gli investigatori, dal «quadro» delle testimonianze vecchie e nuove degli altri amici della comitiva di Sempio e Marco Poggi, tutte riportate nell’annotazione, viene fuori che anche l’indagato per l'omicidio di Chiara doveva essere all’epoca «perfettamente a conoscenza della partenza di Marco» per la vacanza con i genitori. Secondo l’accusa, infatti, quando Andrea Sempio chiamò il 7 e l’8 agosto 2007 a casa Poggi voleva parlare, in realtà, con la 26enne, anche se ha sempre sostenuto di «non sapere con esattezza la data in cui sarebbe partito Marco e che cercava lui». Il resto dei passaggi dell’informativa e delle testimonianze è dedicato anche alle zone della casa frequentate dall’allora 19enne: il tema è quello dell’ipotesi difensiva del Dna sulle unghie di Chiara trasferito dal contatto con un oggetto. Per gli investigatori, ad ogni modo, le dichiarazioni del fratello di Chiara sono «certamente poco credibili».

Sempre sui video scrivono che è il tema «assolutamente centrale nella dinamica relativa all’omicidio», ma le parole di Marco Poggi restituiscono una ricostruzione incoerente e contraddittoria in quello che chiamano un «clima di ostilità» anche da parte dei genitori della vittima.