Garlasco
Alberto Stasi, così il dossier dei carabinieri lo scagiona punto per punto
Più di una decina di pagine dell'informativa sono ora a disposizione dei legali dell’ex bocconiano, che puntano a farlo uscire al più presto dal carcere
Condannato in via definitiva sulla base di elementi «incomprensibili», «paradossali» e "contradditori" per «una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni». Ad Alberto Stasi è dedicato un intero capitolo dell’annotazione finale dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano depositata con la chiusura della nuova inchiesta su Andrea Sempio, ritenuto dai pm pavesi il vero colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi. Pagine che, assieme alle consulenze, come quella medico legale di Cristina Cattaneo, sono ora a disposizione dei legali dell’ex bocconiano, che puntano a farlo uscire al più presto dal carcere e a riabilitarlo dopo una pena di 16 anni in gran parte scontata.
Nel frattempo, la Procura di Pavia ha trasmesso le carte alla Procura generale di Milano per sollecitare un’istanza di revisione del processo. Che ovviamente arriverà, su un altro binario, alla Corte d’Appello di Brescia, nelle prossime settimane dopo che i legali di Stasi, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio de Rensis, avranno studiato tutti gli atti. Per la Pg Francesca Nanni e l’avvocata generale Lucilla Tontodonati l’analisi non sarà «né facile, né breve», come già anticipato. Dovranno valutare se ci siano davvero una o più prove nuove per chiedere di rivedere la condanna o altrimenti potranno depositare un parere alla richiesta avanzata da Stasi. Il 42enne, quando sono venuti a galla in questi giorni quei presunti audio autoincriminanti di Sempio, è rimasto prima "interdetto e poi si è commosso" e la sua speranza «si è accresciuta».
Il procedimento sull'ex amico del fratello di Chiara, invece, in attesa di tutti i passaggi della revisione che si chiuderanno con una decisione della Cassazione, potrebbe bloccarsi probabilmente pure prima della richiesta di processo. In alternativa un gup si troverà di fronte un presunto colpevole di un omicidio in contemporanea con una sentenza definitiva su un altro responsabile per lo stesso delitto. Un nodo giuridico mai visto.
Sono più di una decina, intanto, le pagine dell’informativa firmata dagli investigatori che scagionano Stasi punto per punto: dal capitolo delle sue «impronte sul dispenser», perché Sempio si sarebbe lavato in cucina, fino alla «camminata» per il rinvenimento del corpo messa a contrasto con la nuova ricostruzione della scena del crimine. E poi ancora il sangue sui pedali (si ipotizza un errore in laboratorio, perché il quantitativo di Dna di Chiara è equivalente a quello trovato sul cucchiaino della colazione), l’orario della morte e fino ad arrivare alla «sintonia» tra la studentessa e il suo fidanzato e all’assenza di un movente. Il tema della «pornografia», si legge ancora, è una «palese opera di mistificazione».
Poi, sull'ormai nota bici nera da donna, anche «ammettendo che un assassino così freddo e calcolatore avesse commesso una superficialità degna di personaggi fumettistici» ci sono "elementi francamente incomprensibili». E’ impossibile "spiegare un atto più illogico ed incongruente dello scambio dei pedali«. Perché lo «Stasi freddo e calcolatore», si chiedono i carabinieri, «non fa sparire completamente la bicicletta?», ma perde tempo a fare quella modifica. Una domanda «a cui non è possibile fornire una risposta logica».
Sempre sulla base dei nuovi atti, poi, a detta degli investigatori, nel processo ci fu una «unica testimone totalmente attendibile», la donna che aveva descritto la bici "con estrema precisione» e che era totalmente «diversa» da quella sequestrata nel 2014, ossia nell’appello bis che portò poi alla condanna definitiva. Quella che Stasi vuole che venga riconosciuta come un enorme errore giudiziario, anche prima che finisca di espiare la pena (il termine previsto possibile è nel 2028) per poi chiedere un risarcimento milionario allo Stato.