Guerre
Trump propone una tregua di tre giorni tra Russia e Ucraina per il 9 maggio: scambio di mille prigionieri per parte
Zelensky cauto e chiede garanzie, mentre raid, intercettazioni e minacce mettono a rischio la parata a Mosca
Donald Trump annuncia su Truth una tregua di tre giorni tra Russia e Ucraina in occasione del Giorno della Vittoria sul nazifascismo che Mosca celebra il 9 maggio. Da questa data le armi dovrebbero tacere almeno fino all'11 maggio: ma il tycoon spera che questo cessate il fuoco «segni l'inizio della fine» della guerra. Il presidente americano rivendica quindi di aver chiesto personalmente a Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky di compiere questo passo e spiega che la tregua prevede anche lo scambio di mille prigionieri per parte. Cauto il leader ucraino: «Vedremo se i russi la rispettano oppure agiremo di conseguenza. Gli Stati Uniti si facciano garanti».
La svolta - dopo la tregua unilaterale di 2 giorni annunciata inizialmente da Mosca - arriva alla vigilia della tradizionale parata sulla Piazza Rossa. Un evento quest'anno sotto tono proprio per il timore di droni ucraini. Ma Zelensky, dopo l'annuncio di Trump, ha dato ordine di non attaccare le celebrazioni russe. Per gran parte della giornata erano tuttavia continuati i raid reciproci, decine dei quali sono volati ancora verso la capitale russa. E il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, ha ribadito il monito lanciato nei giorni scorsi: se verrà attaccata la sfilata, la Russia colpirà Kiev «senza pietà».
Zelensky ha accusato Mosca di essere stata la prima finora a non rispettare la tregua. «Da parte russa, non c'è stato nemmeno un tentativo simbolico di cessate il fuoco sul fronte», ha affermato il presidente ucraino. Secondo l'Aeronautica di Kiev, i russi hanno lanciato 67 droni d'attacco a lunga distanza contro l'Ucraina, comunque il numero più basso da un mese a questa parte. Da parte sua, il ministero della Difesa russo ha assicurato di avere solo risposto «in modo simmetrico» alle «violazioni» ucraine, affermando che a partire dalla mezzanotte tra giovedì e venerdì (quando doveva scattare la tregua di Putin), oltre 400 droni ucraini sono stati intercettati su varie regioni russe. Tredici aeroporti nel sud della Russia sono stati temporaneamente chiusi al traffico dopo che un drone aveva colpito un edificio del controllo del traffico aereo a Rostov sul Don. Inoltre, secondo le autorità filorusse locali, un uomo e sua figlia di 15 anni sono rimasti uccisi in un attacco di droni ucraini nella parte della regione di Kherson occupata dalle truppe di Mosca.
Giovedì Zelensky aveva avvertito gli ospiti stranieri - tra i quali il premier slovacco Robert Fico - che era meglio per loro non presenziare alla parata sulla Piazza Rossa. Mosca ha reagito denunciando una «minaccia terroristica» da parte del presidente ucraino e avvertendo che se ci sarà un attacco alla sfilata, reagirà con un «raid missilistico massiccio» su Kiev. «Voglio dirlo in tutta franchezza e con piena responsabilità - ha affermato Lavrov -. Se i nazisti che attualmente hanno una rinascita in Occidente attraverso l'Ucraina, faranno questo, per loro non ci sarà alcuna pietà». Putin ha inoltre sottolineato che, nella loro ultima conversazione telefonica, il 29 aprile, lui e Trump hanno ricordato come «abbiamo combattuto insieme il nazismo e abbiamo vinto insieme». Diametralmente opposta la lettura di Zelensky, il cui Paese festeggia l'8 maggio la vittoria nella Seconda guerra mondiale. «Dopo 81 anni siamo di nuovo costretti a fermare il male», ha dichiarato il leader ucraino, definendo l'ideologia della Russia di oggi come «una versione aggiornata del nazismo».
La nuova tregua è un primo passo della rinnovata mediazione americana affievolita dopo l'inizio della nuova guerra nel Golfo Persico. Zelensky ha detto di aspettarsi una visita di rappresentanti di Trump a Kiev «a cavallo tra primavera e estate», dopo una missione ieri negli Stati Uniti del negoziatore ucraino Rustem Umerov. «Restiamo pronti a fare da mediatori ma non vogliamo perdere tempo se gli sforzi non vanno avanti», ha tuttavia avvertito da Roma il segretario di Stato Marco Rubio. Giovedì il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, aveva ipotizzato l'apertura di un dialogo tra la Ue e la Russia «per la sicurezza e l'architettura della futura pace». «Saremo pronti ad andare avanti nel dialogo nella misura in cui gli europei lo saranno - ha risposto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov -. Ma, come è stato ripetutamente affermato dal presidente Putin, dopo la posizione assunta dagli europei, non saremo noi ad iniziare tali contatti».