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Il caso

Forbici dimenticate nell'addome dopo l'intervento: il calvario di una cinquantatreenne

Operata in una clinica di Napoli, scopre l'oggetto metallico a mesi di distanza grazie a una Tac. Denunciato il chirurgo

09 Maggio 2026, 15:30

15:40

Forbici dimenticate nell'addome dopo l'intervento: il calvario di una cinquantatreenne

Si è trasformata in un incubo l'operazione di addominoplastica a cui si è sottoposta una donna di 53 anni, originaria di Casandrino ma residente nella provincia di Piacenza. L'intervento era stato eseguito in una clinica di Napoli il 25 ottobre 2025, ma i veri problemi sono iniziati subito dopo le dimissioni. Tornata a casa dei genitori, la donna ha cominciato ad accusare dolori lancinanti, malori e perfino perdite di coscienza. Preoccupata per l'aggravarsi delle sue condizioni, si è rivolta al 118, i cui medici le hanno immediatamente consigliato il ricovero. Tuttavia, la paziente ha preferito consultare prima il chirurgo che l'aveva operata, il quale ha minimizzato la situazione derubricando il tutto a normali sintomi post-operatori. Il medico si è limitato a prescrivere delle analisi, dalle quali è emersa un'infezione, e una successiva terapia antibiotica.

Nonostante le cure, la necessità di fare totale chiarezza ha spinto il medico curante della donna a prescrivere una Tac. L'esame diagnostico, effettuato lo scorso 7 maggio presso un noto centro napoletano, ha portato a una scoperta sconcertante: all'interno dell'addome della paziente era rimasto un oggetto metallico, rivelatosi poi essere un paio di forbici chirurgiche. A questo punto, secondo quanto riportato nella denuncia presentata alla Polizia di Stato, si è verificato un ulteriore episodio controverso. La dottoressa del centro diagnostico, invece di indirizzare d'urgenza la donna verso il pronto soccorso più vicino, ha preferito informare direttamente il chirurgo autore dell'operazione. Quest'ultimo ha subito contattato la paziente, proponendole di asportare il ferro chirurgico, ma insistendo affinché l'intervento avvenisse nella stessa clinica della prima operazione.

La cinquantatreenne, però, ha deciso di opporsi a questa eventualità, scegliendo di affidarsi alle cure dell'ospedale Fatebenefratelli, nonostante le presunte insistenti telefonate ricevute dalla moglie del chirurgo per convincerla a tornare sui propri passi. Ora la donna è assistita legalmente dall'avvocato Francesco Petruzzi e riceverà supporto anche dalla fondazione intitolata a Domenico Caliendo, il bambino tragicamente scomparso a Napoli per un trapianto di cuore fallito. Mentre nei prossimi giorni è previsto l'intervento per la definitiva rimozione delle forbici, l'avvocato Petruzzi ha già annunciato che presenterà un'integrazione alla denuncia per fare luce anche sul comportamento tenuto dalla dipendente del centro diagnostico.