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Prevenzione

Hantavirus, c'è già chi sta lavorando al vaccino: "Siamo a buon punto ma servono tre dosi"

Jay Hooper, virologo dell’Us Army Medical Research Institute of Infectious Diseases di Frederick (Maryland), ha parlato con "Nature" dello stato dei suoi studi

10 Maggio 2026, 15:15

15:20

Hantavirus, c'è già chi sta lavorando al vaccino: "Siamo a buon punto ma servono tre dosi"

Il focolaio di Hantavirus sulla nave da crociera Mv Hondius ora arrivata a Tenerife per far sbarcare i passeggeri ha rilanciato la corsa al vaccino contro questo virus che al momento non c'è ma potrebbe arrivare presto. Oltre all’interessamento dell’azienda Moderna, già protagonista dell’anti-Covid realizzato a tempo record nel 2020, c'è però chi sul filone del vaccino contro i diversi hantavirus ci sta già lavorando. E' Jay Hooper, virologo dell’Us Army Medical Research Institute of Infectious Diseases di Frederick (Maryland), che ha parlato con "Nature"' spiegano come "i dati di Fase I del vaccino sono promettenti ma ci sono diversi ostacoli per arrivare a produrlo". Ma perché oggi è tornato alla ribalta l’Hantavirus? "Alcuni hanno ipotizzato, e io stesso lo penso, che il cambiamento climatico potrebbe alterare le popolazioni di roditori e aumentare il numero di persone che vivono o entrano in aree in cui questi roditori sono presenti. Ciò potrebbe far aumentare il numero di casi", ha risposto Hooper.

Da quanto tempo il vostro team lavora sui vaccini contro l’hantavirus? "Poiché questi virus sono trasmessi dai roditori e rappresentano un rischio per le truppe sul campo, l’esercito punta da tempo ad avere un vaccino. Io - spiega il virologo - lavoro presso l’Istituto di Ricerca Medica per le Malattie Infettive dell’Esercito degli Stati Uniti, che si occupa di vaccini contro l’hantavirus dagli anni '80 circa. Sono entrato a far parte del team negli anni '90. In quel periodo, comparvero nuovi hantavirus responsabili della sindrome polmonare da hantavirus (Hps): il virus 'Sin Nombre' quello responsabile della morte della moglie dell’attore di Gene Hackman, poi deceduto anche lui "nella regione dei Four Corners negli Stati Uniti e il virus Andes in Sud America. Il laboratorio iniziò a sviluppare vaccini per queste specie".

Oggi il lavoro del team di Hooper è arrivato a buon punto, "abbiamo sviluppato un modello animali realistico per testare i vaccini partendo dai criceti - continua -. Abbiamo condotto studi clinici di Fase I su vaccini per il virus Andes e per altre due specie, 'Hantaan' e 'Puumalà'. Nell’uomo, il vaccino a Dna contro il virus Andes induce anticorpi neutralizzanti, importanti per la protezione, quindi il vaccino appare promettente. Tuttavia, richiede almeno tre dosi (una iniziale più due richiami) anziché una singola iniezione o una semplice dose-richiamo. Ora stiamo prelevando anticorpi neutralizzanti dai soggetti umani vaccinati e li stiamo testando come vaccino nel modello di criceto; i risultati saranno pubblicati in futuro".

Ma per arrivare alla Fase III c'è ancora da fare. "Poiché i casi umani di infezione da virus Andes sono rari e geograficamente dispersi, non esiste una regione specifica in cui condurre un classico studio di Fase III sull'efficacia del vaccino; pertanto, per soddisfare i requisiti di autorizzazione all’immissione in commercio, sono necessari approcci più innovativi. Da qui l’enfasi sugli anticorpi neutralizzanti come indicatore di protezione", avverte il virologo che punta anche sulle risorse, "un altro ostacolo importante per i vaccini contro l’hantavirus è rappresentato dai finanziamenti per la fase di sviluppo avanzato".