Le dichiarazioni
Il messaggio di pace del cardinale Zuppi: «Il dialogo non è una resa, parliamo con coraggio»
In collegamento con Catania, il presidente della Cei ha detto: «Nessuno pensa a smantellare le difese». E sul disarmo: «Domandiamoci se abbiamo fatto tutto il possibile»
Un messaggio chiaro, semplice e inequivocabile sulla pace che è «di tutti». E la pace non c'è quindi «se il vicino di casa non ce l'ha. Senza l'altro non c'è pace, quindi la pace è imparare a vivere insieme, non contro l'altro, non senza gli altri, ma insieme agli altri». Lo ha detto il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, in un video intervento all'incontro “Costruttori di pace” organizzato a Catania dal parlamentare regionale del Partito democratico Giovanni Burtone, alla presenza tra gli altri di Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario del Partito Popolare Italiano.
Le parole del cardinale si riferiscono ai tempi che stiamo vivendo, in cui il riarmo riporta alla memoria epoche che sembravano ormai definitivamente tramontate. «È un mondo in cui tanti pezzi del pianeta sono senza pace e quindi con la guerra. Tanti pezzi di guerre che durano a lungo e che sembrano impossibili da risolvere. Guerre che accettiamo che non si risolvano ed anzi alimentiamo perché, e non c'è niente da fare, la corsa al riarmo è proprio alimentare i conflitti», ha poi detto il cardinale. «Nessuno - ha aggiunto il cardinale Zuppi - pensa a smantellare le difese, forse dovremmo ricominciare a pensare al disarmo, soprattutto porre fine ai conflitti e alla fine lo si fa se si comincia a dialogare - ha concluso - se si cerca di ritrovare un tavolo capace di accogliere le parti, anche quella parte che è indispensabile, la comunità internazionale».
Ma la memoria «non deve diventare un'arma e quindi c'è tanto bisogno di riconciliazione. La pace ha bisogno di giustizia e la giustizia - ha osservato - ha bisogno di pace. I due termini vanno visti insieme. Qualche volta si comincia dall'uno e si arriva all'altro e viceversa ma c'è bisogno di entrambe. C'è anche bisogno inoltre - ha continuato l'arcivescovo di Bologna - di risolvere la memoria con la via della riconciliazione. È così importante - ha evidenziato - per disinnescare i tanti ordigni di odio, ignoranza e pregiudizio che, come le mine, purtroppo, vengono messe nella nostra terra e possono diventare di nuovo pericolose». «Bisogna quindi disinnescare. E questa è la riconciliazione, altrimenti, qualche volta la memoria diventa odio, coltivare la vendetta».
Per Zuppi «Il dialogo non è una resa ed anzi dobbiamo parlare del coraggio del dialogo, il coraggio di saper investire sul dialogo». «La pace - ha aggiunto l'arcivescovo di Bologna - non si delega. La domanda è: abbiamo fatto tutto il possibile per la pace? È una domanda che un po' ci deve inquietare sia personalmente, sia come paese, sia, per noi, anche come Europa. Abbiamo fatto tutto quello che possiamo fare? Io penso che c'è ancora tanto da fare».