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lo scenario

Scacco a Hormuz e l'ira di Trump: "Ci prendono in giro da 47 anni". Ma così la guerra arriverà mai al capolinea?

Gli Usa stringono la morsa militare e il presidente perde la pazienza di fronte a un Iran che continua a prendere tempo ("Rinviando, rinviando, rinviando!"). Ecco perché l'accordo di pace cammina su un campo minato.

10 Maggio 2026, 22:02

22:10

Scacco a Hormuz e l'ira di Trump: "Ci prendono in giro da 47 anni". Ma così la guerra arriverà mai al capolinea?

L’Iran risponde a Donald Trump affidando al Pakistan, in qualità di mediatore, la replica al piano di pace statunitense per porre fine al conflitto. Dopo 48 ore di attesa, Teheran scioglie la riserva e, tramite l’agenzia statale IRNA, fa sapere che l’attuale fase dei colloqui è focalizzata sulla cessazione delle ostilità in Medio Oriente e sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, senza fornire ulteriori dettagli di merito.

Su Truth, il tycoon attacca: “L’Iran prende in giro gli Stati Uniti, e il resto del mondo, da 47 anni (RINVIANDO, RINVIANDO, RINVIANDO!)”, garantendo che Teherannon riderà più”.

La partita iraniana appare destinata a seguire Trump nel viaggio in Cina, dove – riferiscono funzionari americani – il presidente potrebbe fare pressioni su Xi per cercare uno sbocco che continua a sfuggirgli.

Gli ultimi sviluppi sono stati preceduti dalle parole del presidente Masoud Pezeshkian: “L’Iran non si piegherà mai al nemico”, ma “se parliamo di avviare colloqui, non significa che ci arrendiamo o ci ritiriamo: piuttosto puntiamo a realizzare i diritti dell’Iran e a difendere con forza gli interessi nazionali”.

Washington aveva messo sul tavolo la proposta ai mediatori mercoledì scorso, puntando a un memorandum in 14 punti che prevede un mese di negoziati per delineare una pace duratura. Un percorso ambizioso, considerata la mole dei dossier, a partire dai programmi nucleari di Teheran.

La guerra non è finita, perché c’è ancora materiale nucleare, l’uranio arricchito, che deve essere portato fuori dall’Iran”, ha scandito il premier israeliano Benyamin Netanyahu in un’intervista alla Cbs, tracciando le sue linee rosse. “Si interviene e lo si porta via. Ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati”.

Sul fronte interno iraniano pesa l’incertezza circa il reale coinvolgimento della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, scomparso dalla scena pubblica dopo essere rimasto ferito negli attacchi costati la vita al padre, Ali Khamenei, nelle fasi iniziali della guerra.

I media di Stato, senza diffondere foto o video, hanno riferito di un suo incontro con il generale Ali Abdollahi, comandante del Comando militare centrale, al quale avrebbe impartito “nuove direttive e linee guida per la prosecuzione delle operazioni contro il nemico”.

Finora la Guida Suprema ha sempre avuto l’ultima parola sulle questioni di sicurezza nazionale.

Intanto, la tensione torna a crescere nello Stretto di Hormuz. Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno segnalato l’avvicinamento di droni, mentre il Qatar ha riferito che un velivolo senza pilota ha colpito una nave mercantile al largo delle sue coste. Via libera dei Pasdaran, invece, a un’unità qatarina con a bordo gas diretto in Pakistan.

Oltre 20 navi da guerra americane proseguono il blocco navale anti-Iran, ha reso noto il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), precisando che le attività di pattugliamento hanno consentito di “respingere 61 navi commerciali” e di “immobilizzarne 4 per garantire il rispetto” del blocco.

Teheran ha poi minacciato Gran Bretagna e Francia, che hanno inviato nella regione, rispettivamente, il cacciatorpediniere HMS Dragon e la portaerei Charles de Gaulle, in vista di un’eventuale missione di sicurezza a Hormuz a guerra conclusa.

Le forze armate iraniane daranno una “risposta decisa e immediata” a qualsiasi unità militare nello Stretto: “ricordiamo loro che sia in tempo di guerra sia di pace, solo la Repubblica islamica può garantire la sicurezza in questo stretto e non permetterà a alcun Paese di interferire in tali questioni”, ha tuonato il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi.

Parole che hanno spinto il presidente Emmanuel Macron a precisare che l’obiettivo dell’iniziativa franco-britannica non è riaprire unilateralmente il traffico marittimo, ma operare in coordinamento con l’Iran e “non appena le condizioni lo permetteranno”.