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il caso

Il mistero del "Fascicolo P": a Garlasco ora gli indagati sono anche tra gli investigatori

La Procura di Pavia riapre il caso sulle prime indagini: spunta una bozza di archiviazione con note a mano su Andrea Sempio. Si cercano omissioni e leggerezze

11 Maggio 2026, 13:03

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 Il mistero del "Fascicolo P": a Garlasco ora gli indagati sono anche tra gli investigatori

A quasi diciassette anni dal brutale omicidio di Chiara Poggi, consumato il 13 agosto 2007, il caso di Garlasco torna ad animare le aule giudiziarie.

Stavolta, però, l’attenzione della Procura di Pavia non è puntata su nuove perizie clamorose o analisi del Dna, bensì su un elemento squisitamente documentale: il cosiddetto “Fascicolo P”.

L’obiettivo dei magistrati è fare chiarezza sulle primissime attività investigative svolte sull’allora sospettato Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, per verificare se vi siano state omissioni, leggerezze o scelte metodologiche oggi difficili da spiegare.

Mentre Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di reclusione, divenuta irrevocabile nel 2015, l’ufficio requirente pavese ha deciso di riesaminare la condotta di alcuni ufficiali e sottufficiali dei Carabinieri che seguirono le fasi iniziali dell’inchiesta.

Il “Fascicolo P”, autentico vaso di Pandora di questo nuovo filone, è un dossier interno che contiene una bozza di archiviazione riferita a Sempio, corredata da annotazioni e appunti manoscritti.

Il quesito centrale è se tale materiale preparatorio fosse coerente con gli atti ufficiali poi confluiti nel fascicolo processuale o se, al contrario, custodisse dubbi e piste alternative meritevoli di diverso approfondimento.

In questo contesto emerge con forza la figura di Gennaro Cassese, al quale è contestata la falsa testimonianza in relazione agli interrogatori dell’epoca.

L’investigatore respinge le accuse, rivendica la correttezza del proprio operato e nega forzature o rappresentazioni infedeli.

La Procura, tuttavia, intende accertare se le modalità di conduzione degli interrogatori possano aver inciso sulla formazione della prova e se vi sia stata piena trasparenza nel passaggio dalle carte interne ai verbali ufficiali.

Il nome di Sempio era già riaffiorato tra il 2016 e il 2017, su impulso della difesa di Stasi, per poi essere nuovamente archiviato dal giudice per insufficienza di elementi.

Oggi, i magistrati pavesi non sembrano mettere in discussione quella verità giudiziaria, ma concentrano l’attenzione sul “livello meta-investigativo” del caso: le modalità di raccolta dei reperti, l’accuratezza degli accertamenti e la correttezza formale della documentazione.

Consapevole che “non ogni errore investigativo produce automaticamente conseguenze penali”, la giustizia si trova ora a un bivio: stabilire se ci si trovi dinanzi a semplici approssimazioni e scelte opinabili oppure a condotte potenzialmente rilevanti sotto il profilo penale.