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Sanzioni contro i coloni israeliani da parte della Ue: cosa potrebbero prevedere davvero
Dietro l’annuncio di Bruxelles si gioca una partita concreta sui soldi
Quando Bruxelles parla di sanzioni contro i coloni israeliani violenti sta decidendo se colpire conti correnti, beni immobili, spostamenti, reti di finanziamento e, in prospettiva, perfino il commercio legato agli insediamenti.
L’ultima svolta arriva dal Consiglio Affari Esteri, l’Alta rappresentante Kaja Kallas ha detto di aspettarsi un “accordo politico” sulle sanzioni contro i coloni violenti. Il passaggio decisivo è politico: il cambio di governo a Budapest. Per mesi — anzi, per lungo tempo — il dossier era rimasto bloccato dall’opposizione di Viktor Orbán; ora, con l’insediamento del nuovo premier ungherese Péter Magyar quella barriera non è più insormontabile. Già lo scrso 23 febbraio 2026, la stessa Kallas aveva ammesso che 26 Stati membri erano favorevoli a sanzionare i coloni violenti e che uno solo si opponeva. Oggi, con Orbán fuori dal governo, il blocco potrebbe cadere.
Cosa esiste già: le sanzioni europee approvate nel 2024
Per capire cosa potrebbe arrivare adesso, bisogna partire da ciò che l’Unione europea ha già fatto. Nel 2024 il Consiglio dell’UE ha adottato due tornate di sanzioni contro individui ed entità legati alla violenza dei coloni in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Il 19 aprile 2024 furono colpite 4 persone e 2 entità; il 15 luglio 2024 seguirono altre 5 persone e 3 entità, tra cui Moshe Sharvit, Zvi Bar Yosef, il gruppo Tzav 9, Baruch Marzel, Ben-Zion “Bentzi” Gopstein e Isaschar Manne. In totale, come ha ricordato la Commissione europea in una risposta al Parlamento europeo del 10 marzo 2025, l’UE aveva già inserito in lista 14 persone o entità legate a questo contesto.
Queste misure sono state adottate nell’ambito del Global Human Rights Sanctions Regime dell’UE, il regime europeo globale sui diritti umani creato nel dicembre 2020.
Le prossime mosse
Se il nuovo pacchetto andrà in porto inevitabili saranno le sanzioni mirate individuali. Sono le stesse che l’UE applica di regola in altri dossier sensibili: congelamento dei beni, divieto di viaggio nell’UE e divieto di mettere fondi o risorse economiche a disposizione dei soggetti sanzionati, direttamente o indirettamente. La definizione europea è ampia: il congelamento può riguardare denaro, depositi bancari, azioni, quote societarie e anche immobili, che non possono essere venduti o affittati se rientrano nella disponibilità del soggetto colpito.
Secondo funzionari europei il nuovo pacchetto potrebbe riguardare sette coloni o organizzazioni di coloni.
Le sanzioni commerciali sugli insediamenti
Le sanzioni personali sono la strada più vicina a un’intesa. Ma non sono l’unica ipotesi in circolazione. Da settimane, infatti, alcuni governi europei spingono per misure che tocchino non solo i singoli coloni violenti, ma anche l’economia degli insediamenti. Il caso più esplicito è quello della Svezia, che ha proposto alla Commissione europea un rafforzamento della cosiddetta differentiation policy: dazi più alti sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori occupati e obbligo di certificati di esportazione palestinesi per importare quei beni nell’UE.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Prima è previsto l’accordo politico sulle nuove designazioni di coloni e organizzazioni considerate responsabili di violenze o abusi; poi, eventualmente, una fase successiva di discussione sulle misure commerciali contro i prodotti degli insediamenti. Sarebbe già un cambiamento notevole.