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A San Benedetto del Tronto

Rubate due cinture di Raffaella Carrà: profanata la memoria di un'icona

I pezzi erano esposti in una mostra: collezionisti addolorati e carabinieri al lavoro per restituire la memoria trafugata

11 Maggio 2026, 19:31

19:40

Rubate due cinture di Raffaella Carrà: profanata la memoria di un'icona

Più che un furto qualsiasi, la sparizione di due cinte facenti parte dei corredi di scena di Raffaella Carrà, in mostra a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), appare come una vera e propria profanazione a danno della memoria di una icona della storia dello spettacolo italiano ed internazionale.

Non c'è traccia delle due cinture sottratte durante la mostra «Rumore», terminata ieri alla Palazzina Azzurra, uno dei luoghi simbolo della cultura sambenedettese. Dal 18 aprile a domenica 10 maggio in tanti hanno ammirato i 30 abiti della Carrà, prendendo parte a laboratori e convegni in tema con lo spirito dell’esposizione ideata per raccontare la sfavillante carriera artistica della Raffa nazionale, ma anche il suo impatto culturale e sociale, con particolare attenzione ai temi della libertà, dell’emancipazione femminile e dei diritti civili.

Chi, con destrezza, si è impossessato dei due accessori, ha arrecato un danno anche ai due collezionisti che hanno allestito l’esposizione, Giovanni Gioia e Vincenzo Mola, che hanno un solo desiderio: «Auspichiamo che chi ha compiuto questo gesto possa restituire quanto sottratto, per rispetto della memoria di Raffaella Carrà e del valore storico di questi abiti».

Le indagini sono affidate ai carabinieri. Impossibile al momento individuare un lasso temporale ristretto dove collocare il furto perpetrato nelle sale dove era esposta parte della collezione. I militari stanno sentendo il personale in servizio, compresi gli incaricati alla sorveglianza, affidata a una società privata. I ricordi riguardo le cinture sono per lo più confusi, non utili a determinare quando è stato commesso il furto in ambienti per altro non dotati di telecamere di sicurezza.

«Quegli abiti raccontano la televisione italiana, l'evoluzione del costume e il percorso artistico di una donna che ha cambiato il linguaggio dello spettacolo. Il danno che abbiamo subito è soprattutto culturale ed emotivo. Confidiamo nel lavoro degli investigatori», hanno commentato con amarezza i due collezionisti.