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Il caso

Garlasco, è scontro tra avvocati: botta e risposta tra chi difende la sentenza definitiva e chi parla di prove nuove e richiesta di revisione

Ad accendere la polemica tra i due avvocati è la lettura delle carte depositate dai pm di Pavia nella nuova indagine che punta il dito contro Andrea Sempio

11 Maggio 2026, 20:43

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Garlasco, è scontro tra avvocati: botta e risposta tra chi difende la sentenza definitiva e chi parla di prove nuove e richiesta di revisione

Sembra di ritornare indietro ben oltre una quindicina di anni fa. Quando il processo sull'omicidio di Chiara Poggi, celebrato a porte chiuse per il rito abbreviato, era ancora appannaggio quasi esclusivo delle aule di giustizia, da cui filtravano discussioni in punto di diritto su questioni processuali e procedurali e scontri tra accusa, difesa e parte civile.

Quel botta e risposta stamane non è andato in scena in uno dei molti salotti allestiti in tv in cui tanti si improvvisano esperti. Si è dipanato a suon di dichiarazioni a distanza: dal Tribunale di Milano, dove Gian Luigi Tizzoni, legale dei Poggi, si trovava per un’udienza, sono arrivate allo studio dove l'avvocato Giada Bocellari, un tempo professionista del pool guidato dal prof. Angelo Giarda, si è messa in proprio e da anni difende Alberto Stasi. Ad accendere la polemica tra i due avvocati è la lettura delle carte depositate dai pm di Pavia nella nuova indagine che punta il dito contro Andrea Sempio, compagno di classe di Marco Poggi, il fratello minore di Chiara, e scagiona l’allora fidanzato della vittima, Stasi, assolto per due volte e poi, dopo un rinvio della Cassazione, condannato in via definitiva.

Non ci sono «realmente elementi che possano sconfessare la sentenza passata in giudicato» - sostiene Tizzoni -. Non vedo spazio per una revisione, né dalla consulenza medico-legale della dottoressa Cattaneo, né dalla consulenza informatica di Dal Checco, né dalle consulenze del Ris per quanto riguarda la Bpa, ovvero l’analisi delle tracce ematiche sulla scena del crimine per ricostruire la dinamica del delitto. A stretto giro di posta la replica dell’avvocato Bocellari. Per lei quella che è stata chiusa la scorsa settimana con il "415" bis, è "un’imponente ed articolata attività investigativa" che "ha letteralmente disintegrato la sentenza di condanna" del suo assistito, "evidenziando una serie lunghissima di nuovi elementi di prova che dimostrano l’assoluta innocenza". In più c'è il "quadro" offerto dall’indagine bresciana sull'ex procuratore pavese, che è "spaventoso e gravissimo, avendo fortemente inciso, tra l’altro, sul diritto di Stasi di dimostrare prima la propria innocenza". Quadro che sarà "oggetto di separata valutazione" e che è un tassello ulteriore per la richiesta di revisione attesa a breve.

Richiesta che per Tizzoni non ha ragione di esistere, perché dalle indagini appena chiuse non solo non sono emersi elementi nuovi ma non è stato nemmeno scardinato "l'impianto accusatorio che ha retto in giudicato" e che ha indicato come colpevole Stasi. "La famosa camminata viene liquidata in una paginetta", porta ad esempio il legale, "è uscita dalla scena la bicicletta nera" e ed è sparito "quello che non piace e che non torna", bypassando, così "<strong;i punti="" centrali="" del="" processo<="" strong="">", l'unico finora celebrato sul caso di Garlasco e che al momento, e per due volte, non ha superato la "revisione". Insomma Tizzoni si è convinto, dopo una prima lettura degli atti, "che la Procura di Pavia si sia accanita nel cercare di sconfessare quanto già stabilito nelle aule di giustizia e ribadisco, anche in maniera abbastanza deludente perché quello che leggo è un lavoro che può sembrare mastodontico ma che» a suo dire, non va ad intaccare i punti cruciali della vicenda. </strong;i>