Garlasco
La Procura di Pavia si chiude con la stampa: accesso agli atti negato all'ANSA
I magistrati invocano il divieto sulle ordinanze cautelari, il bilanciamento dei diritti e la giurisprudenza che limita l'art. 116
La Procura di Pavia ha negato all’ANSA di prendere visione e/o estrarre copia degli atti della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.
La richiesta era stata inoltrata tramite PEC il 6 maggio, il giorno prima della notifica ad Andrea Sempio della chiusura delle indagini, per esercitare il proprio diritto di cronaca e di informazione, diritto costituzionalmente rilevante ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione, ma ieri è arrivata la risposta negativa firmata dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dalla pm Valentina Rizza.
I due magistrati, nel motivare la decisione, spiegano che dal 2024 è stata vietata la pubblicazione delle ordinanze di custodie cautelari, sottolineando poi che il bilanciamento degli opposti interessi - diritto di cronaca, presunzione di innocenza, trasparenza delle fonti, «verginità mentale del giudicante» - non è evidentemente nella disponibilità del singolo magistrato, trattandosi di valutazioni generali rimesse al legislatore, non deducendo l’istante un interesse specifico (ad esempio esigenze di difesa in procedimenti per diffamazione, specifiche e rilevanti posizioni tutelabili solo tramite accesso agli atti), bensì l’ampio e conosciuto diritto di libertà ex articolo 21 della Costituzione.
La giurisprudenza di legittimità è peraltro chiara nel negare che l’articolo 116 del codice di procedura penale conferisca un vero e proprio diritto della parte interessata ad ottenere copia degli atti, concludono i magistrati di Pavia.