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Il caso

Zuppi difende Leone e replica a Trump: «Il Papa continuerà a parlare di pace. Invocare Gesù per giustificare la guerra rischia la blasfemia»

Il presidente della Cei respinge le letture politiche attribuite al Pontefice sul Medio Oriente e ribadisce la linea della Santa Sede: nessuna guerra può essere giustificata, né sul piano politico né religioso

12 Maggio 2026, 22:14

22:21

Zuppi difende Leone e replica a Trump: «Il Papa continuerà a parlare di pace. Invocare Gesù per giustificare la guerra rischia la blasfemia»

Un messaggio netto, senza ambiguità, per difendere la linea del nuovo Pontefice sullo scenario internazionale e, allo stesso tempo, prendere le distanze da ogni lettura politica o religiosa del conflitto. Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi, interviene sulle polemiche che negli ultimi giorni hanno coinvolto Papa Leone XIV e le posizioni attribuite dall’area vicina a Donald Trump in materia di politica internazionale, disarmo e crisi in Medio Oriente.

Zuppi ha respinto con fermezza qualsiasi tentativo di piegare il messaggio del Papa a logiche geopolitiche.

«Le cose che dice il Papa non sono quelle che Trump vorrebbe sentire. Il Papa fa il Papa e continuerà a dire che la guerra non deve essere usata come modo per risolvere i conflitti e che non c'è alcuna giustificazione in assoluto per la guerra, tantomeno spirituale o religiosa», ha dichiarato il presidente della Cei.

«Attribuzioni senza fondamento»

Il cardinale ha poi contestato in modo diretto le ricostruzioni circolate negli ambienti politici e mediatici statunitensi, secondo cui il Pontefice avrebbe assunto posizioni favorevoli al mancato disarmo dell'Iran o comunque più vicine alle strategie dell'amministrazione americana.

«Dire “non vuole il disarmo dell'Iran” sono attribuzioni che niente hanno a che vedere con la chiarezza di Papa Leone che, con mitezza ma anche molta forza, continua a dire che bisogna risolvere i conflitti col dialogo».

Parole che confermano la continuità della linea diplomatica della Santa Sede, da sempre orientata alla mediazione internazionale, al disarmo multilaterale e alla soluzione negoziale delle crisi.

«Gli attacchi dispiacciono, ma non cambiano la linea del Papa»

Zuppi non nasconde il disappunto per le polemiche degli ultimi giorni, ma sottolinea come esse non abbiano alcun effetto sull'azione del Pontefice.

«Dispiacciono gli attacchi. Speriamo che anche gli incontri avvenuti chiariscano e riportino un legame evidente e storico con gli Stati Uniti. Non scalfiscono la scelta del Papa che continua a indicare la via della pace e del disarmo, i luoghi del dialogo».

Un passaggio che richiama il rapporto storico tra Città del Vaticano e Stati Uniti d'America, oggi attraversato da tensioni legate alle rispettive letture dei principali scenari internazionali.

«Su Trump non metterei in mezzo Gesù»

Il passaggio più forte dell’intervento arriva però sul terreno religioso. Zuppi prende posizione contro l'uso di riferimenti cristiani per legittimare scelte militari o politiche.

«Su Trump, non metterei in mezzo Gesù. È un’attribuzione indebita che rischia la blasfemia».

Il presidente della Cei entra poi nel merito del messaggio evangelico.

«Può il Signore giustificare la guerra? È qualcosa del tutto contrario all'essenza del cristianesimo e dei Vangeli. Blasfemia è chiedere a Gesù, che dice di amare il nemico, di uccidere».

Parole che segnano uno dei pronunciamenti più netti degli ultimi mesi da parte della Chiesa italiana sul rapporto tra fede, politica e conflitti internazionali, e che ribadiscono la linea di Santa Sede: nessuna guerra può trovare legittimazione nel Vangelo, né politica né spirituale.