il fatto
Buttafuoco: «Bisogna mettersi in testa che la Biennale è la più fedele risonanza magnetica dello stato delle cose»
Scontro con il ministro Giuli sugli artisti putiniani e riflessioni su Russia, Ucraina e Occidente
Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano respinge le interpretazioni sul suo presunto potere decisionale all’interno della rassegna: “Il più grande fraintendimento è di avermi accreditato, in quanto presidente della Biennale, di una potestà selettiva che non possiedo: far entrare in Biennale o far uscire dalla Biennale questo o quello”.
Nel colloquio, Buttafuoco affronta anche le critiche rivoltegli dal ministro Giuli, che si sarebbe opposto all’amico presidente, ritenuto responsabile di aver “fatto approdare gli odiati putiniani in laguna”. “Il ministro avrà certamente obbedito alla ragion di Stato. Io ho rispettato l’istituzione e le sue regole che purtroppo pochi conoscono. E non spetta a me la consacrazione dell’uno o il dileggio dell’altro. Giuli è un fratello e troverà modo di venire. Tutto si potrà dire tranne che non si nutra affetto sincero. Ed è sia desiderio che bisogno reciproco nutrirlo senza risparmio”.
Richiamando il contesto internazionale, il presidente osserva che nel cuore dell’Europa è in corso una guerra e che “oltre ogni valutazione di merito, la Russia è l’aggressore e l’Ucraina il Paese aggredito”. E precisa: “Ma non è la Biennale a contestare questo assunto. Io voglio solo liberare l’istituzione da un potere che non possiede e stavo solo elencando, anzi osservando, uno standard alternativo di giudizio. Una linea diseguale che colpisce ora questo, ma non anche quello. Una cura anomala del principio di giustizia. Più che Putin temo che l’Occidente, le grandi borghesie di queste democrazie liberali, non abbiano ancora digerito il processo con cui la Russia ha fatto fuori da sola l’Unione Sovietica, ha prodotto nel suo seno la forza per liberarsi del proprio ingombrante passato senza il tutor occidentale”.
In chiusura, Buttafuoco rivendica la funzione speculare della manifestazione veneziana: “Bisogna mettersi in testa che la Biennale è la più fedele risonanza magnetica dello stato delle cose. Non le altera, le fotografa. È un libro di geografia”.