l'inchiesta
Garlasco, la pm che archiviò Sempio rompe il silenzio: “Nessuna sottovalutazione, lavorammo in una polveriera”
Il caso che sembrava chiuso torna a interrogare procure, investigatori e opinione pubblica sulla verità giudiziaria
Sono passati quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, eppure il caso continua a muoversi come se non avesse mai davvero trovato quiete. Un delitto, una condanna definitiva, un’indagine archiviata, una nuova inchiesta, un altro nome iscritto nel registro degli indagati, un fascicolo aperto a Brescia per verificare se dietro la prima archiviazione ci siano state anomalie o peggio. E adesso anche la voce di Giulia Pezzino, la pm che nel 2017 firmò insieme all’allora procuratore aggiunto Mario Venditti la richiesta di archiviazione per Andrea Sempio. Una voce che arriva tardi, ma non per questo meno rilevante.
Il punto di partenza è netto. Pezzino, sentita come testimone nel filone bresciano che ruota attorno alla gestione della prima inchiesta su Sempio, ha respinto l’idea di aver trattato quella pista con superficialità. Al contrario, ha rivendicato di aver considerato quel fascicolo “molto importante” e “di particolare delicatezza”, spiegando di avervi profuso “ogni sforzo” per chiarire rapidamente la posizione sia di Sempio sia di Alberto Stasi, anche per rispetto della famiglia di Chiara Poggi. È una frase che va letta per quello che è: non una difesa di circostanza, ma il tentativo di respingere un’accusa che oggi pesa sull’intero impianto dell’indagine del 2016-2017, cioè quella di aver archiviato troppo presto, o peggio senza un controllo pieno su tutto il materiale raccolto.
È qui che il caso torna a complicarsi. Perché la stessa ex magistrata ha anche chiarito di non essere stata a conoscenza, allora, delle presunte criticità emerse oggi sulle intercettazioni. Secondo quanto riportato nel verbale della sua audizione, ai pm di Brescia Pezzino avrebbe spiegato che all’epoca le era stato riferito che da quelle captazioni non fosse emerso nulla di davvero significativo. Oggi, però, proprio quelle registrazioni sono tornate al centro della scena investigativa: la Procura di Pavia, nella riapertura dell’inchiesta su Sempio, le ha riascoltate e ritradotte, ritenendo che nella prima fase possano esserci state omissioni o valutazioni diverse da quelle attuali. Il cortocircuito è tutto qui: se chi coordinava l’indagine dice di non sapere che alcuni passaggi potevano essere stati trascurati, allora la questione non è solo giudiziaria. È anche organizzativa, metodologica, perfino istituzionale.
Nel suo racconto, però, c’è un altro nodo destinato a far discutere. L’esposto presentato dalla madre di Stasi, Elisabetta Ligabò, che nel 2016 riaccese i riflettori su Sempio, a Pezzino appariva inizialmente infondato. Ma — ed è il passaggio più significativo sul piano della tenuta del suo ragionamento — quella valutazione preliminare, sostiene l’ex pm, non avrebbe condizionato il suo giudizio finale. In altre parole: l’atto di impulso le sembrava debole, ma proprio per questo andava verificato fino in fondo, per chiudere il prima possibile ogni dubbio su entrambi i fronti.
Nel marzo 2017, il gip di Pavia Fabio Lambertucci archiviò l’inchiesta su Andrea Sempio, aperta proprio dopo gli accertamenti difensivi sollecitati dalla famiglia Stasi sul Dna rilevato sotto le unghie della vittima. In quel provvedimento, il giudice accolse la richiesta dei pm Venditti e Pezzino, che avevano escluso responsabilità in capo al giovane amico del fratello di Chiara. Il decreto di archiviazione fu durissimo verso l’impostazione accusatoria nata dall’esposto della difesa Stasi, parlando dell’“inconsistenza degli sforzi” tesi a individuare un colpevole alternativo. All’epoca, insomma, la pista Sempio venne giudicata non sufficientemente solida per andare oltre. Oggi quella pagina è stata riaperta e il contrasto fra le due stagioni investigative è diventato il vero centro del caso.
La nuova stagione si è materializzata il 7 maggio 2026, quando la Procura di Pavia ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di Andrea Sempio, oggi 38enne, sostenendo di avere raccolto un quadro indiziario che lo indicherebbe come l’autore dell’omicidio. Secondo la nuova ipotesi accusatoria, Sempio avrebbe ucciso Chiara Poggi da solo nella villetta di via Pascoli, in un contesto che gli inquirenti ricostruiscono come legato a un approccio respinto. Si tratta, è bene ricordarlo, di una tesi d’accusa e non di una verità processuale consolidata: Sempio resta indagato e pienamente presunto innocente fino a un eventuale giudizio definitivo. Ma è proprio questa inversione di prospettiva, rispetto al 2017, a dare enorme peso alle parole di chi quella prima archiviazione la firmò.
Nelle carte più recenti la Procura attribuisce un ruolo centrale a tre assi: il Dna, la ricostruzione dei movimenti dell’indagato nella mattina del delitto e alcuni elementi ritenuti utili a mettere in discussione il suo alibi.