Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
13 maggio 2026 - Aggiornato alle 20:52
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

le indagini

Il delitto della ricina, la Procura va avanti a fari spenti: nel mirino un numero ristretto di persone

Mentre indiscrezioni giornalistiche parlano di due donne al centro delle indagini, gli investigatori mantengono il massimo riserbo. Crolla l'ipotesi dell'incidente, la verità è nascosta dietro la porta di casa

13 Maggio 2026, 20:52

Il delitto della ricina, la Procura va avanti a fari spenti: nel mirino un numero ristretto di persone

La tragedia di Natale che ha sconvolto Pietracatella si è rivelata molto più cupa e complessa del previsto. Quello che per settimane era stato considerato un caso di intossicazione alimentare si è trasformato in un’inchiesta per duplice omicidio premeditato con avvelenamento.

Le vittime sono Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, studentessa liceale di 15 anni, decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 dopo violenti malori insorti a ridosso delle festività.

La svolta è arrivata con i referti del Centro Antiveleni di Pavia: nel sangue delle due donne non sono state rilevate tracce compatibili con cibo avariato, bensì alte concentrazioni di ricina.

Questa micidiale tossina, estraibile dai semi della pianta di ricino, provoca sintomi gastrointestinali gravi che nella fase iniziale avevano indotto medici e investigatori a ipotizzare una severa tossinfezione.

Con l’individuazione del veleno, l’ipotesi dell’incidente è naufragata e l’attenzione degli inquirenti si è concentrata sull’ambito familiare e relazionale.

Un dettaglio, in particolare, ha riorientato il quadro: Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime ed ex sindaco della cittadina, pur avendo in un primo momento riferito di aver accusato disturbi simili a quelli della moglie e della figlia, è risultato negativo agli accertamenti tossicologici, che non hanno rilevato alcuna traccia di ricina nel suo sangue.

Un dato che impone di rileggere la sequenza degli eventi e apre interrogativi su come il veleno possa aver colpito in modo così selettivo membri della stessa famiglia. L’indagine, affidata alla Squadra Mobile di Campobasso e coordinata dalla Procura di Larino, procede tra decine di interrogatori e approfondimenti tecnici.

La Polizia Scientifica sta esaminando i dispositivi informatici dei familiari, mentre l’abitazione è sotto sequestro da oltre quattro mesi. Particolare rilievo avrebbe assunto il telefono della figlia maggiore, Alice — assente alle cene finite sotto esame — che conterrebbe annotazioni su quanto consumato durante le festività.

A rendere lo scenario ancora più inquietante è l’ipotesi di una premeditazione “digitale”. Sarebbero infatti emerse ricerche online sulla ricina effettuate da un computer dell’istituto agrario di Riccia, realtà in cui, tra le altre colture, è presente anche la pianta del ricino.

Gli investigatori procedono con il massimo riserbo, scavando anche nel passato della famiglia. Secondo indiscrezioni locali, il cerchio dei sospetti si starebbe restringendo attorno a due persone interne al nucleo, delineando un quadro in cui la casualità sembra ormai esclusa.