L'INCONTRO
Trump e Xi a Pechino: accordo su Iran e commercio, invito alla Casa Bianca a settembre. Nessuna parola su Taiwan
Hanno brindato ai «ricchi e duraturi legami» tra i loro popoli e hanno annunciato al mondo che Cina e Stati Uniti tornano a parlarsi da partner. Almeno per ora
La Grande Sala del Popolo ha fatto da cornice a quello che, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, è andato in scena come un incontro tra vecchi soci che si ritrovano dopo una lite costosa. Donald Trump e Xi Jinping si sono seduti a banchetto a Pechino, hanno brindato ai «ricchi e duraturi legami» tra i loro popoli e hanno annunciato al mondo che Cina e Stati Uniti tornano a parlarsi da partner. Almeno per ora.
La Casa Bianca ha liquidato i colloqui con un aggettivo solo: «buono». Poi, in una nota più articolata, ha precisato che «le parti hanno discusso del modo di rafforzare la cooperazione economica tra i due Paesi» e che Trump e Xi «hanno concordato che lo Stretto di Hormuz deve rimanere aperto per sostenere il libero flusso di energia». Un punto, quest'ultimo, di evidente rilevanza strategica nell'attuale fase di tensione con Teheran: entrambi i Paesi, si legge ancora nel comunicato della Casa Bianca, «hanno concordato che l'Iran non potrà mai possedere un'arma nucleare».
Sul fronte commerciale, il registro è quello della distensione dopo mesi di guerra dei dazi. Xi ha speso parole studiate con cura: «Sia la Cina che gli Stati Uniti guadagnano dalla cooperazione e perdono nel confronto. I nostri due Paesi dovrebbero essere partner e non rivali». E ancora, rivolgendosi direttamente all'ospite: «Entrambi crediamo che le relazioni Cina-Usa siano le più importanti a livello bilaterale al mondo. Dobbiamo farle funzionare e non rovinarle mai». Trump, dal canto suo, ha definito i colloqui «estremamente positivi e costruttivi» — un salto di qualità rispetto al sobrio «buono» della nota iniziale.
Il momento più inatteso della serata è arrivato quando il presidente americano, calice in mano, ha annunciato di aver invitato Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan alla Casa Bianca: appuntamento fissato per il 24 settembre. «Non vediamo l'ora», ha detto Trump prima del brindisi.
Xi ha poi aggiunto una notazione che suona come un manifesto per il pubblico interno quanto per quello internazionale: il progresso cinese, ha affermato, è «compatibile» con il Make America Great Again. Suggestivo l'accostamento — quasi una dichiarazione di non belligeranza ideologica — tra i due nazionalismi più potenti del pianeta.
Eppure, sotto la patina del banchetto di Stato, qualcosa non è stato detto. La nota della Casa Bianca non ha fatto alcun riferimento a Taiwan. I media cinesi, tuttavia, avevano anticipato nelle ore precedenti che Xi avrebbe avvertito Trump: se Washington non dovesse gestire «in modo appropriato» il dossier taiwanese, i due Paesi potrebbero entrare in «conflitto». Il monito non è comparso nei comunicati ufficiali. È rimasto nell'aria, come spesso accade con le questioni più delicate della diplomazia tra grandi potenze.
«Il mondo sta cambiando ed è turbolento», ha detto Xi nel suo discorso. Le relazioni tra Cina e Stati Uniti, ha sottolineato, non riguardano soltanto gli 1,7 miliardi di cittadini dei due Paesi, ma «gli oltre 8 miliardi di persone che vivono nel mondo». Il rispetto reciproco, ha concluso, è «fondamentale per garantire che le relazioni possano progredire in modo costante». Parole da statista. O da buon anfitrione. In certi banchetti, la distinzione è sottile.