Il quadro della situazione
Hantavirus: il punto sui casi, i luoghi, le quarantene e un oncologo in biocontenimento
Sequenziamento genetico in corso e monitoraggio internazionale con oltre 100 ricercatori; rischio di diffusione considerato «molto basso» ma permane incertezza per l'incubazione fino a sei settimane
Al momento tutti e 11 i casi di infezione da hantavirus rilevati sono collegati al focolaio che sviluppato a sulla nave da crociera Mv Hondius. Di questi 11 casi, secondo l’Organizzazione della Sanità, otto sono provocati dall’hantavirus Andes, due sono probabili e uno è sotto esame.
Ha contratto il virus anche un oncologo in pensione che ha sviluppato i sintomi dopo avere aiutato a curare i passeggeri malati a bordo della nave. Risultato debolmente positivo al virus Andes e ora negativo, si trova in biocontenimento al Nebraska Medical Center dell’Università del Nebraska in attesa dei risultati di ulteriori test. Nel frattempo i Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc) stimano 'molto basso' il rischio di un’espansione dell’infezione, ma in via precauzionale sono stati coinvolti oltre 100 ricercatori nelle operazioni di monitoraggio e quarantena.
Negli Usa sono 16 i passeggeri della nave esposti al virus e sono sotto controllo in Nebraska, altri due si trovano presso le strutture di isolamento della Emory University ad Atlanta e altri ancora in New Jersey, Maryland, California, Virginia e Illinois. Proprio nell’Illinois è stato segnalato un possibile caso di hantavirus, ma le autorità ritengono che si tratti di un’infezione generata dal contatto con roditori domestici e non collegata all’epidemia della nave e probabilmente non causata dall’hantavirus virus Andes.
Fra i casi confermati che si trovano in Europa, nessuno di questi è in Italia e il più grave si trova in Francia: è una donna in condizioni critiche che per respirare ha bisogno del polmone artificiale.
Proseguono intanto le analisi della sequenza genetica dell’hantavirus Andes ottenuta l’11 maggio grazie all’analisi dei campioni del paziente ricoverato a Zurigo e che adesso è stata chiamata ANDV/Svizzera/Hu-3337/2026. Adesso i genetisti ne stanno ricostruendo la storia utilizzando banche dati specializzate nei virus.
Resta un margine di incertezza relativo alla possibilità che qualcuno dei contatti monitorati al di fuori della nave diventi positivo al termine del periodo di incubazione del virus, stimato fino a sei settimane.