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Aziende

Electrolux, sciopero del 25 maggio e stato di agitazione: i sindacati chiedono un piano per la reindustrializzazione

I sindacati si confronteranno sulla vertenza Electrolux in vista del tavolo con il governo convocato per il 25 maggio

14 Maggio 2026, 22:26

22:30

Electrolux, sciopero del 25 maggio e stato di agitazione: i sindacati chiedono un piano per la reindustrializzazione

«Scioperi improvvisi, mirati e calibrati, come nelle lotte della stagione 2013-2014»: il coordinamento dei sindacati Electrolux si prepara alla mobilitazione per la vertenza che «non sarà breve e non si concluderà in un paio di settimane».

E per il 25 maggio, giorno dell’incontro al Mimit con azienda, sindacati ed enti locali, proclamano uno sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti del gruppo.

È questa la conclusione dei delegati sindacali che hanno visto oggi anche un «irruzione pacifica» e l'avvio dello 'stato di agitazione permanente' nella sede di Porcia (Pordenone).

Il nodo preoccupa i lavoratori ma anche le imprese. «Fenomeni come quello che sta succedendo in Electrolux non li possiamo solo subire: serve un piano di politica di reindustrializzazione dell’Europa», ha detto il presidente nazionale di Federmeccanica, Simone Bettini, protagonista oggi a Bari di un confronto sul futuro dell’industria in Italia con il segretario generale della Fiom Michele De Palma, a chiusura della due giorni dell’assemblea nazionale della Fiom Cgil che si è svolta nel capoluogo pugliese.

Sulla vicenda Electrolux, Bettini ha spiegato che "bisogna andare a scavare per capire dietro cosa c'è: da una parte sono posizionati in America, dall’altra c’è un problema di crisi in Europa, da una parte arriva un cinese che è il secondo produttore mondiale di elettrodomestici e mette sul tavolo 10" miliardi di euro per comprare dagli svedesi tutto Electrolux nel mondo». «Noi siamo in mezzo tra l’America e la Cina, cosa vogliamo fare?», è la domanda del presidente di Federmeccanica, che attribuisce al governo il «compito di dare la ricetta finale».

Ieri anche il segretario De Palma, aprendo i lavori della assemblea della Fiom, chiedeva per Electrolux «un sostegno reale da parte del governo» e all’azienda il «ritiro del piano di 1700 licenziamenti».

I sindacati si confronteranno sulla vertenza Electrolux in vista del tavolo con il governo convocato per il 25 maggio.

Quella dell’azienda svedese, però, è solo l'ultima crisi industriale in ordine di tempo, che fotografa una situazione che, per citare il segretario della Fiom, è da «allarme rosso, dall’Ilva alla Natuzzi alla Marelli alla Bosch», insomma - ha detto De Palma - il punto è che serve un piano industriale in cui il governo e le varie istituzioni si assumano le proprie responsabilità.

«Abbiamo avanzato da tempo al presidente del Consiglio la richiesta di un confronto sul futuro dell’industria» ha aggiunto, evidenziando che «se salta la siderurgia, l’elettrodomestico, l’automotive, il rischio che corriamo è diventare un Paese che non ha più una sovranità industriale».

Sull'automotive, per esempio, «abbiamo perso 100.000 occupati metalmeccanici dal 2008, - ha detto il segretario - in questo momento sono circa 138.000 le lavoratrici e lavoratori che rischiano il posto di lavoro, in particolare nel Mezzogiorno».

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, intervenuto all’assemblea, ha ricordato che in Puglia ci sono attualmente 43 crisi industriali, chiedendo al governo «un piano strategico nazionale» e, per l’ex Ilva, di «intervenire con una società mista, investendo in un settore strategico come l'acciaio».

Anche per De Palma «c'è una sola soluzione: che il governo si prenda in carico la gestione dell’ex Ilva e avvii immediatamente il processo di decarbonizzazione».