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la tragedia

Trappola mortale a 60 metri di profondità: il mare delle Maldive restituisce il corpo del primo sub

Identificato l'istruttore padovano Gianluca Benedetti. Il maltempo congela le ricerche dei quattro accademici genovesi dispersi nelle grotte di Alimathà. Indaga la Procura di Roma

15 Maggio 2026, 17:25

17:31

Trappola mortale a 60 metri di profondità: il mare delle Maldive restituisce il corpo del primo sub

Quel che doveva essere un eden tropicale dalle acque trasparenti si è trasformato in un labirinto letale per cinque subacquei italiani, inghiottiti dalle cavità sommerse dell’atollo di Vaavu, alle Maldive.

Nella giornata di venerdì 15 maggio 2026 il mare ha restituito la prima vittima: Gianluca Benedetti, 44 anni, istruttore esperto originario di Padova.

Le ricerche degli altri quattro dispersi sono state sospese bruscamente per il peggioramento del meteo, con raffiche di vento violente, piogge torrenziali e correnti insidiose. Le operazioni, condotte dalla Guardia costiera maldiviana con il supporto di sommozzatori specializzati, riprenderanno sabato solo se le condizioni lo consentiranno.

I profili dei quattro ancora scomparsi delineano un team tutt’altro che improvvisato, unito dalla passione e dallo studio dell’ecologia marina: Monica Montefalcone, professoressa associata all’Università di Genova; la figlia, Giorgia Sommacal, studentessa di Ingegneria biomedica; Muriel Oddenino, assegnista di ricerca; e Federico Gualtieri, neolaureato in Biologia marina con una tesi sulla biodiversità degli atolli maldiviani.

Sebbene la professoressa Montefalcone fosse alle Maldive per coordinare un progetto accademico, l’uscita subacquea in cui si è consumata la tragedia non risulterebbe direttamente collegata alle attività dell’ateneo.

Secondo le prime ricostruzioni, la discesa è iniziata intorno alle 11 dalla barca da crociera “Duke of York” e avrebbe dovuto concludersi in meno di un’ora. L’allarme è scattato verso mezzogiorno, quando la mancata riemersione del gruppo ha fatto scattare l’emergenza.

A suscitare i maggiori interrogativi è la quota estrema raggiunta: fonti locali parlano di profondità comprese tra i 50 e oltre 60 metri. Si tratta di ambienti ipogei considerati proibitivi anche per subacquei tecnici ben equipaggiati, dove i rischi si moltiplicano.

Tra le ipotesi al vaglio figurano un disorientamento provocato dal sollevamento di sedimenti, un possibile episodio di tossicità dell’ossigeno o l’eventualità che uno dei sub sia rimasto incastrato, innescando un tentativo di recupero rivelatosi fatale per gli altri.

Mentre le autorità maldiviane cercano di chiarire la dinamica, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per ricostruire la catena degli eventi.

Gli inquirenti esamineranno in particolare le autorizzazioni — alle Maldive le immersioni ricreative sono consentite fino a 30 metri — e l’adozione delle procedure di sicurezza proprie del cave diving, compreso l’uso del fondamentale “filo di Arianna”.

Intanto, a bordo della “Duke of York”, si consuma il dramma degli altri venti italiani rimasti sull’imbarcazione: tutti illesi, ma provati da un logorante stress psicologico, in attesa in un approdo sicuro che la tempesta si plachi.

La Farnesina, tramite l’Ambasciatore italiano a Colombo, sta coordinando la assistenza consolare, coinvolgendo anche la Mezzaluna Rossa per il supporto psicologico e il gruppo DAN per la consulenza tecnica e l’eventuale rimpatrio delle salme.