l'epidemia
L'ombra dell'Ebola torna ad allungarsi sul Congo: la corsa contro il tempo nell'Ituri
Registrati oltre 240 casi sospetti e 65 morti. Il sospetto su un ceppo privo di vaccini rischia di infiammare l'intera regione
Repubblica Democratica del Congo piomba nuovamente nell'incubo dell'Ebola, colpendo una delle regioni più instabili e complesse del Paese.
A soli pochi mesi dalla dichiarazione di fine epidemia nel Kasai, avvenuta il 1° dicembre 2025, il virus emorragico è ricomparso con forza nella provincia nord-orientale dell'Ituri.
I dati aggiornati a venerdì 15 maggio 2026 descrivono un quadro allarmante: le autorità hanno già segnalato circa 246 casi sospetti e 65 decessi, mentre le analisi dell'Institut National de Recherche Biomédicale (INRB) hanno confermato la presenza del virus in 13 campioni sui 20 testati finora. Tra questi casi accertati in laboratorio, si contano già 4 morti.
I contagi si stanno diffondendo principalmente nelle zone sanitarie di Mongwalu e Rwampara, e segnali sospetti sono giunti anche dalla città di Bunia, capoluogo dell'Ituri e cruciale snodo urbano. Il contesto geografico ed economico rende l'epidemia una vera e propria polveriera: l'Ituri è un crocevia frenetico dove minatori, sfollati, commercianti e trafficanti si spostano senza sosta lungo frontiere estremamente porose.
La prossimità del focolaio all'Uganda e al Sud Sudan solleva il serio timore che l'emergenza possa oltrepassare i confini nazionali, trasformandosi da crisi locale a minaccia regionale.
A peggiorare le cose si aggiungono l'insicurezza data da conflitti armati e un sistema sanitario già severamente provato dalle recenti crisi. Sul fronte scientifico è emersa una forte preoccupazione che potrebbe cambiare le regole d'ingaggio di questa emergenza: i test preliminari indicano che il virus responsabile potrebbe non appartenere al ceppo Zaire. Questo elemento è cruciale: mentre per l'Ebola Zaire esistono vaccini e terapie specifiche ampiamente collaudate, per gli altri ceppi (come il Sudan o il Bundibugyo) non vi sono attualmente trattamenti autorizzati con la stessa efficacia. Si attende l'esito del sequenziamento genetico per capire i reali margini di intervento preventivo e terapeutico.
Nel frattempo, la macchina della risposta internazionale non è rimasta ferma. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), avvisata delle prime sospette infezioni lo scorso 5 maggio 2026, ha inviato a Bunia forniture mediche e specialisti in controllo delle infezioni e logistica, sbloccando inoltre 500.000 dollari dai propri fondi per le emergenze. L'Africa CDC ha parallelamente attivato i tavoli di coordinamento urgenti con i Paesi vicini per rafforzare la sorveglianza transfrontaliera.
In un territorio dove le strade sono difficili e i centri d'analisi lontani, i ritardi diagnostici – dovuti anche alla somiglianza iniziale dei sintomi di Ebola con malaria o febbri tifoidi – costano decine di vite umane.
Per il Congo, arrivato alla 17ª epidemia della sua storia dal 1976, è l'ennesima spietata corsa contro il tempo per arginare il virus prima che raggiunga i Paesi limitrofi.