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l'inchiesta

Garlasco, il giallo del cellulare dell'ex carabiniere: le 16 telefonate che possono riscrivere il caso

Quattro chiamate al cellulare e dodici dall'ufficio. L'ex militare si difende dall'accusa di aver protetto Andrea Sempio nel 2017, mentre Brescia indaga su una presunta corruzione da 30mila euro

15 Maggio 2026, 17:51

18:00

Garlasco, il giallo del cellulare dell'ex carabiniere: le 16 telefonate che possono riscrivere il caso

Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il fascicolo di Garlasco torna al centro della scena, ma questa volta il fuoco lambisce chi avrebbe dovuto indagare.

Nel nuovo fronte giudiziario non c’è soltanto Andrea Sempio, oggi imputato per il delitto: in primo piano emerge anche la figura, già discussa, di Silvio Sapone, all’epoca carabiniere in servizio presso la sezione di polizia giudiziaria della Procura di Pavia.

Il perno dell’inchiesta: un fine settimana di gennaio 2017 e una fitta trama di telefonate sospette. I tabulati ricostruiscono un week-end, quello del 21 e 22 gennaio 2017, segnato da un’attività anomala: sedici chiamate complessive, quattro dirette al cellulare di Sempio e dodici partite dall’utenza d’ufficio. Perché tanta insistenza su un uomo allora sotto osservazione?

Sentito dai pm di Brescia il 17 novembre 2025, Sapone ha fornito una spiegazione volta a dissolvere i sospetti: i magistrati intendevano assumere Sempio a verbale e quelle telefonate sarebbero servite unicamente a notificargli la convocazione. Poi, sostiene l’ex militare, la Procura avrebbe cambiato rotta annullando l’atto per predisporre prima le intercettazioni.

Nella sua deposizione, Sapone respinge le ombre: “Non ho agevolato nessuno”, ha messo a verbale, negando di aver avuto un “occhio particolare” per il fascicolo e qualsiasi contatto pregresso con i Sempio o con i loro difensori.

A suo dire, è la logica a scagionarlo: se avesse davvero voluto favorire Sempio in modo occulto, non avrebbe mai utilizzato il proprio cellulare personale per raggiungerlo.

Le zone d’ombra, però, si addensano il giorno successivo. Il 22 gennaio 2017, racconta ancora Sapone, fu Sempio a richiamarlo, preoccupato per le notizie di stampa sull’esposto presentato dalla madre di Alberto Stasi. L’ex carabiniere ammette di aver “tergiversato” e di averlo “tranquillizzato”, omettendo di informarlo che la notifica era ormai superata. Un gesto quantomeno delicato verso un soggetto prossimo a un’indagine per omicidio.

Sapone, tuttavia, smentisce con decisione l’ipotesi, circolata in tv e nel dibattito pubblico, di aver anticipato a Sempio le domande dell’interrogatorio: lo avrebbe definito una circostanza “impossibile”, poiché i quesiti venivano formulati direttamente dai pubblici ministeri.

A incrinare la sua linea difensiva interviene una contraddizione evidente: in un precedente verbale aveva negato qualsiasi contatto con la famiglia Sempio, per poi correggere la versione attribuendo l’“amnesia” allo “stress”. In un’inchiesta come quella di Garlasco, oscillazioni e incoerenze pesano sulla credibilità.

L’audizione di Sapone si inserisce in un terremoto più ampio: la Procura di Brescia indaga per presunta corruzione in atti giudiziari, ipotizzando un pagamento illecito tra 20 e 30 mila euro per orientare la rapida archiviazione della posizione di Sempio nel 2017.

Con l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti al centro delle contestazioni, l’obiettivo è capire se dietro quelle telefonate e le scelte dell’epoca si nasconda un intervento viziato e doloso.

Se l’inchiesta dovesse accertare omissioni o scorciatoie nella condotta della polizia giudiziaria, la verità su Garlasco e la condanna di Alberto Stasi sarebbero costrette a confrontarsi con un passato torbido e ancora da esplorare.