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La verità di Andrea Sempio a "Quarto Grado": «Non ho ucciso io Chiara»

L'indagato rompe il silenzio in Tv: «Cercavano un movente a tutti i costi. Mai avuto alcun interesse per lei»

15 Maggio 2026, 22:49

22:50

La verità di Andrea Sempio a "Quarto Grado": «Non ho ucciso io Chiara»

In un'intervista esclusiva ai microfoni di “Quarto Grado”, Andrea Sempio affronta senza reticenze le contestazioni che lo riguardano nell'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi. “Non ho commesso l'omicidio, non ho ammazzato Chiara Poggi”, afferma con decisione alla giornalista Martina Maltagliati, nello speciale in onda su Retequattro con la conduzione di Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero.

Dopo un anno e mezzo di calvario giudiziario, Sempio si dice sollevato di essere giunto alla conclusione di questo percorso. La sua posizione resta immutata: respinge l'ipotesi di un movente passionale e nega categoricamente qualsiasi interesse morboso per la vittima.

A proposito delle intercettazioni effettuate nella sua automobile, precisa di non aver mai visionato filmati su Chiara, suggerendo che l'accusa avesse bisogno di «trovare un qualche tipo di movente».

Non elude neppure gli interrogativi più delicati, come quelli relativi ad alcuni messaggi pubblicati online: riconosce che, col senno di poi, avrebbe evitato determinati post su forum o li avrebbe formulati in modo diverso, assicurando però che fornirà ogni chiarimento nelle sedi competenti.

C'è spazio anche per il profilo umano della vicenda, in particolare per il rapporto con la famiglia Poggi e con l'amico Marco, fratello di Chiara. Malgrado il forte clamore mediatico, Sempio sostiene di essere convinto che i Poggi non nutrano dubbi sulla sua innocenza; il contrario, ammette, lo farebbe stare «profondamente male».

Colpisce, infine, l'atteggiamento nei confronti degli inquirenti: lontano dal dipingersi come vittima o dall'imputare ai magistrati un accanimento, riconosce la legittimità dell'operato investigativo. «Se ci sono dei sospetti, è giusto che la legge faccia il suo lavoro», dichiara.

Quanto al tono di alcune conversazioni intercettate, lo attribuisce all'enorme pressione psicologica: è consapevole di essere apparso un «tipo strano», ma ricorda che quelle frasi sono state registrate quando sapeva di essere indagato, in diciotto mesi in cui l'inchiesta è stata il suo unico pensiero fin dal risveglio. «Quando avrà proprio in mano tutto, secondo me sarà spiegabile», conclude fiducioso.